La strada che ci porterà ai bambini geneticamente modificati

Un istituto di Londra ha avuto il via libera per fare sperimentazioni sulle modifiche genetiche di embrioni umani. Ma la comunità scientifica aveva chiesto una moratoria, perché gli errori sono ancora troppi e per il rischio che si finisca nell’eugenetica

ll primo febbraio per la prima volta in Europa un grupo di ricercatori, del Francis Crick Institute di Londra, è stato autorizzato a manipolare embrioni umani per scopi scientifici. Il via libera è arrivato dallo Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), l’ente britannico responsabile degli studi sulla fertilità. Sarà utilizzata la tecnica Crispr-Cas9, che nel corso del 2015 ha rivoluzionato le prospettive dell’editing genetico. La possibilità di usare questa tecnica su embrioni umana è però molto contestata. Lo spiega un articolo tratto da Technology Review Italia.

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Nell’aprile 2015 ricercatori cinesi comunicarono di avere per la prima volta provato a modificare geneticamente degli embrioni umani per correggere un gene causa di malattie. Su un totale di 80 embrioni però, solo una manciata ne uscirono corretti. Principalmente, il gene non è stato corretto a modo, o sono emerse alterazioni inattese nel Dna (vedi “Un team cinese ha provato a editare il genoma di embrioni umani”).

Lo scorso dicembre, a Washington, esperti di tutto il mondo si sono incontrati alla National Academy of Sciences per decidere se porre un veto globale sull’utilizzo della recentissima tecnica di nome Crispr per la creazione di bambini geneticamente modificati.

I timori degli scienziati riguardano tanto i pericoli inerenti una modifica del Dna della successiva generazione tanto quanto una possibile caduta nell’eugenetica

Si temono i pericoli inerenti una modifica del Dna della prossima generazione tanto quanto una possibile caduta nell’eugenetica. Allo stesso tempo, molti degli scienziati che hanno partecipato all’incontro erano presenti anche allo scopo di scambiarsi informazioni su come, in realtà, riuscire a farlo.

Uno scienziato che crede di saperlo è Jinsong Li, biologo al Shanghai Institutes for Biological Sciences. Mesi prima, Li era già riuscito ad applicare la Crispr per modificare un gene che provoca la cataratta nei topi, arrivando a creare esemplari neonati sani con un successo del 100 per cento.

La squadra di Li non modificò gli embrioni, ma cellule staminali di spermatozoi da cui creare embrioni già sani in partenza. Secondo Li, presente a Washington con la delegazione cinese, l’idea di modificare embrioni è inaccettabile. L’unica strategia possibile sarebbe operare per correggere le cellule riproduttive.

Eventuali bambini geneticamente modificati vedrebbero la luce in una clinica specializzata nella fertilizzazione assistita, sotto lo sguardo attento del personale medico responsabile della loro creazione. Il problema sta nel fatto che l’alterazione di un gene con la Crispr presenta ancora dei risultati aleatori. Le modifiche hanno successo solo nel 20 per cento dei casi, oltre a presentare, in alcune occasioni, variazioni impreviste. Nessuno si pone il problema quando si tratta di vermi o mosche. Ma la faccenda si fa più complessa per tutti nel caso di un embrione da cui ci si aspetta di vedere nascere un bambino.

Secondo Li, l’intervento sulle cellule staminali spermatiche supererebbe il problema, ma non mancano gli ostacoli nell’applicazione del procedimento alla razza umana. Anzitutto, a differenza che con i topi, nessuno ha ancora capito bene come realizzare una coltura di cellule spermatiche umane in laboratorio.

Secondo Li, saremmo ben lontani dal vedere nascere bambini geneticamente modificati, ma non è certo.

Eventuali bambini geneticamente modificati vedrebbero la luce in una clinica specializzata nella fertilizzazione assistita, sotto lo sguardo attento del personale medico responsabile della loro creazione. Il problema sta nel fatto che l’alterazione di un gene con la Crispr presenta ancora dei risultati aleatori

Ancor più difficile, secondo il parere degli scienziati, sarà operare sugli ovuli. Gli uomini producono milioni di spermatozoi nuovi ogni giorno, un esempio pratico di come operano le cellule staminali. Ma il corpo della donna sembra nascere con un numero predeterminato di ovuli per l’intero arco della sua vita, da un punto di vista biologico, qualcosa come una cellula staminale di ovulo nell’individuo adulto non sembra possibile.

Ovviamente, non manca chi sta già pensando a come raggirare il problema: una tecnologia chiamata “riprogrammazione” promette di convertire le cellule di un lembo di pelle di un individuo in ovuli o spermatozoi artificiali nel giro di poche settimane.

Articolo tratto da Technology Review Italia

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