Quel femminista di Filippo Tommaso Marinetti

Ecco perché il futurismo detestava la donna tradizionale, e considerava il maschio il costruttore della "gabbiasocietà"

Pensi a Marinetti e viene in mente lo Zang Tumb Tumb, l’elogio del pugno e schiaffo, le sbruffonate, la guerra. E quindi, certo, politicamente, la fascistitudine. E in termini di poetica un volontarismo che ha prodotto infiniti manifesti, tantissimi esperimenti, e poche opere. Primonovecentismo puro. Da qualche anno riscoperto a destra per scopi identitari (Casapound), a manca per accumulo di cimeli di Nonna Speranza (Qualcuno ricorda le serate futuriste di Finazzer Flory a Milano?).

Pensi a Marinetti e le donne ed è già proiezione da lanterna magica “de destra”, messa in moto da una presumibile ursprung fascia, fascissima. Al luogo comune che confonde i piani culturali piace immaginare un futurismo maschilista, un uomo che combatte conflitti galvanici per le vie del mondo, che dorme sotto costellazioni che sembrano “piani-abbozzi di bombardamenti notturni” mentre la sua donna a casa fa da fodero, focolare e porto (sepolto) sicuro. Una che allatta. Se poi dai un’occhiata al titolo del libro (Come si seducono le donne, Circolo Proudhon editore pp 139, 12 euro, bella edizione, carta morbida, e un capitolo inedito) ti viene davvero la tentazione -per somma di rigidità, stilistiche e ideologiche immaginate- di non prenderlo nemmeno in considerazione. Sarà solita misoginia de destra.

E invece sono appunto stereotipi, scemenze. Questo è un libro costruito su un dosaggio inedito di vitalismo (prevedibile), sensibilità di scrittura (imprevista) e una vena di liberazione femminile, proto femminista. Ebbene sì.

Noi disprezziamo la donna concepita come unico ideale, divino serbatoio d’amore, la donna veleno, la donna ninnolo tragico, la donna fragile, ossessionante e fatale, la cui voce greve di destino, e la cui chioma sognante si prolungano si prolungano e continuano nei fogliami delle foreste bagnate di chiaro di luna


Filippo Tommaso Marinetti

Ma andiamo per ordine. Si parla appunto di amore, e il primo obiettivo polemico di Marinetti, che ha dettato il testo allo scrittore e compagno d’avanguardia Bruno Corra mentre si trovava in licenza durante la Grande Guerra, è l’amore romantico (“orribile e pesante”). Anti-romanticismo per Marinetti vuol dire innanzitutto svillaneggiare l’uomo intellettuale, l’uomo sentimentale, l’uomo del passaggio tra Decadentismo ottocentesco e introspezione novecentesca “Filosofo ripugnante, occhialuto e zazzeruto, tisico, malinconico, nostalgico” (che per inciso sembra un ritratto dello sfinito hipster negli happy hour di oggidì). E poi prendersela con la donna (anche) ove corrisponda all’idealtipo della mater dolorosa tradizionale, e a quel sottotipo che è l’amante dannunziana: “Noi disprezziamo la donna concepita come unico ideale, divino serbatoio d’amore, la donna veleno, la donna ninnolo tragico, la donna fragile, ossessionante e fatale, la cui voce greve di destino, e la cui chioma sognante si prolungano si prolungano e continuano nei fogliami delle foreste bagnate di chiaro di luna”.

Marinetti arriva a ritenere indispensabile il tradimento femminile, contro l’uomo costruttore della “gabbiasocietà: la donna che non varia di maschio imbruttisce anzitempo, distrugge la sua potenza magnetica”

E se la pars distruens è questa, come dovrebbero essere uomini e donne futuristi secondo Marinetti? La cosa divertente è che secondo l’inventore del furturismo i ruoli maschile/femminle solo ancorati a una naturalità che non rifugge dall’istintuale, dai ruoli archetipici, dal mito fondante della battaglia tra i sessi. L’uomo per “vincere deve disporre di certe forze.
Per esempio una bella bocca attraente, degli occhi mutevoli ed espressivi, voce insinuante, corpo abbastanza snello, muscoli ma non troppi, una certa eleganza […] La pancia è un ostacolo insormontabile negli attacchi frontali”. E le donne “sono quel che sono. Cioè la parte migliore dell’umanità; perché più elastica, più spiritosa, più sensibile, meno programmatica, più improvvisastrice, la parte insomma meno tedesca. Un uomo seducente, forte, libero, bello e geniale ha sempre qualcosa di professionale e teutonico davanti all’improvvisazione di sentimenti e sensualità che costituiscono una bella donna”. Archetipi, certo. E anche quel fondamentale “lirismo della materia” che i critici più intelligenti (uno per tutti, Luciano Caruso) hanno riconosciuto nei futuristi: non banali innamorati della tecnica, ma cantori dell’imprevisto materiale che si deposita in bellezza non deliberata. Vitalisti appunto.

E torniamo al ruolo della donna. Marinetti arriva a ritenere indispensabile il tradimento femminile, contro l’uomo costruttore della “gabbiasocietà” e in quest’aspetto arriva ad anticipare le teorizzazioni del femminismo. E aggiunge: “la donna che non varia di maschio imbruttisce anzitempo, distrugge la sua potenza magnetica”. Ricordiamo anche i proclami futuristi contro la famiglia tradizionale e concludiamo che in questo Come si seducono le donne c’è qualcosa di diverso dalla figura classica del macho latino, ormai già tritata da mille parodie (da Vitagliano Brancati a Lando Buzzanca) e mille rinascite. C’è un’idea dinamica, e mai pacifica, di rapporto tra i sessi come continuo divenire. Si chiama vita.

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