Occident Ex-PressRagazzi malati di tumore: «Torniamo alla vita con il giornalismo»

Il progetto si chiama “B.LIVE” di Fondazione Near: sono ragazzi malati di tumore e affetti da gravi patologie croniche che hanno fondato un giornale. Si chiama "Il Bullone": racconta storie positive e combatte la malattia con la "rivoluzione della normalità"

A maggio del 2015 trenta ragazzi entrano nella sede del Corriere della Sera, in via Solferino, a Milano. Sono tutti adolescenti affetti da gravi patologie croniche. Alcuni da anni combattono contro il tumore. Molti vivono in limbo: troppo “adulti” per l’oncologia pediatrica e troppo “giovani” per essere costretti a guardare cartelle cliniche da mattina a sera.

Negli uffici del principale quotidiano d’Italia vengono accolti da giornalisti che in mano tengono uno strano pezzo di carta da giornale. È vuoto, da riempire con articoli e foto. Grafica e font ricordano quelli del Corriere ma il nome che svetta sull’intestazione è un altro. Si chiama Il Bullone, uscirà con dieci numeri nel 2016 – due già pubblicati – e sposa una linea editoriale rivoluzionaria per la stampa: racconta storie positive – quel genere cronachistico talmente snobbato da non avere associato nemmeno un “colore” a definirlo, come la cronaca “nera” o la “rosa”. «Chi ha visto la morte in faccia e l’ha conosciuta, ha più pudore nel trattare certe notizie» raccontano gli organizzatori di “B.LIVE”.

Si chiama Il Bullone. È il giornale scritto da ragazzi malati di tumore e affetti da gravi patologie croniche per il progetto “B.LIVE” di Fondazione Near. Con una linea editoriale “rivoluzionaria”: racconta storie positive e la bellezza di tornare a una vita normale

Perché è così che si chiama il progetto della Fondazione Near Onlus. “B.LIVE”: con il simbolo di un bullone – non a caso – al posto del punto. Un “bullone” che separa e unisce allo stesso tempo tre parole: “to be”, “to believe” e “to live”. Essere, credere e vivere. L’ambizione? Quella di restituire a questi ragazzi la “normalità”: ventenni che da troppi anni vengono trattati come una protesi della loro malattia, spesso proprio dai medici curanti.

Lo sa bene Roberto Niada, tra i fondatori, che nel 2004 ha perso la figlia dopo un’agonia durata sette anni e da allora si batte per restituire a questi ragazzi un’esistenza degna di essere vissuta. E per farlo non servono miracoli basta metterli a lavoro: dentro il piccolo ufficio di corso di Porta Romana, fra copie de Il Bullone e mobilio d’antiquariato, si consumano intense riunioni di redazione.

I fiumi d’inchiostro, frutto di queste ore pomeridiane, diventano poi una realtà su carta grazie alle rotative di Monza Stampa srl, un’azienda del monzese che offre gratuitamente le proprie rotative. Sulle colonne della rivista compaiono interviste a personaggi come Filippo Grandi – il nuovo segretario dell’Alto commissariato per i rifugiati, primo italiano a ricoprire questo ruolo – o la stilista etica Marina Spadafora. E ancora recensioni, vignette. Le parole dell’oncologo Momcilo Jankovic, per raccontare come una buona guarigione non può essere fatta solo di “quarantena” e chemioterapia. «Ho passato dieci anni in cura e ho scoperto solo dopo di cosa ero malata» racconta una ragazza in uno sfogo «il mio medico non parlava con me per non spaventarmi». L’atteggiamento peggiore, secondo l’oncologo pediatra responsabile del Day Hospital dell’Istituto Maria Letizia Verga – il nuovo padiglione di oncoematologia pediatrica del San Gerardo di Monza: «Bisogna conoscere il proprio nemico, accettarlo per quello che è, sapendo che lo si può sconfiggere. Il negazionismo è dannoso».

Non solo giornalismo per i ragazzi di B.LIVE: corsi di cucina, produzione di borse, cosmetici, un’agenzia di comunicazione. Non basta? Incontri con imprenditori e aziende vinicole lombarde, stage nelle aziende, collaborazione con le scuole, laboratori di scrittura creativa e canzoni – una dal titolo “Nuvole di ossigeno” realizzata con Faso di Elio e le Storie Tese.

Parlare con queste persone aiuta a sconfiggere un altro nemico connesso alla malattia: l’emarginazione sociale e lavorativa. Perché Il Bullone – che ha appena lanciato la campagna per gli abbonamenti proprio per pagare i ragazzi malati che collaborano – può servire per intraprendere la carriera di pubblicista, magari raggiungere il mestiere desiderato da una vita. Il tutto sotto la supervisione del direttore Giancarlo Perego, che al Corriere della Sera è stato caporedattore di cronaca a Milano.

Ma non si vive di solo giornalismo. I ragazzi di B.LIVE e di Fondazione Near di attività che avviano al lavoro ne svolgono a decine – per ogni gusto e palato: corsi di cucina, produzione di borse, cosmetici, un’agenzia di comunicazione. Non basta? Incontri con imprenditori e aziende vinicole lombarde, stage nelle aziende, collaborazione con le scuole, laboratori di scrittura creativa e canzoni – una dal titolo “Nuvole di ossigeno” realizzata con Faso di Elio e le Storie Tese.

Una “rivoluzione della normalità” per chi è abituato ad alternarsi fra una stanza d’ospedale e una cartella clinica. E anche una ribellione contro un sistema sanitario che sembra dimenticarsi delle priorità: prima le persone e dopo le patologie, non il contrario.

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