A lezione di cinema: la tecnica del campo-controcampo

Tutti hanno visto milioni di esempi, ma non tutti la conoscono. È una tecnica che può diventare anche segno di stile. Ad esempio quello dei fratelli Coen

Uno degli elementi essenziali della grammatica cinematografica è il classico “campo-controcampo”. Tutti lo hanno visto almeno un milione di volte, è presente in (quasi) tutti i film ed è uno degli spunti più interessanti per distinguere i diversi stili di ripresa dei registi e gli effetti che provocano. Come spiega questo breve documentario di Tony Zhou, creatore della serie Every Frame a Painting, i fratelli Coen lo utilizzano in modo significativo. Anzi, è uno dei punti fondamentali del loro stile.

Per loro il campo-controcampo non è solo una tecnica per inscenare i dialoghi. È anche un modo per caratterizzare i personaggi, per rendere lo spettatore più vicino. Ad esempio, a differenza di molti registi, i Coen posizionano la telecamera in mezzo ai due dialoganti. Ha un effetto decisivo. Altri, invece, tendono a posizionarla dietro al personaggio cui si rivolge chi parla. Così:

È notevole come la situazione di empatia è più forte, cui si aggiunge anche una fitta serie di scambi non verbali che rende più ritmata la conversazione, ben oltre i dialoghi sul copione. È la traccia del regista. E questo video la racconta bene:

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