Pizza ConnectionMazzetta tributaria: tra giudici venduti e sentenze comprate

Le inchieste degli ultimi mesi hanno fatto emergere la corruzione tra alcuni magistrati tributari. Il governo pensa all'abolizione delle commissioni, coinvolgendo la giustizia ordinaria

«Non credo che i controlli siano una leva idonea e sufficiente per eliminare il problema della corruzione e della concussione. Il problema è culturale: lo scarso senso della legalità economica». Così parlò Saverio Capolupo, comandante generale della Guardia di Finanza a proposito del bilancio sulla caccia a evasori e corrotti presentato due settimane fa, e che è caduto a cavallo tra le indagini che hanno coinvolto le commissioni tributarie riguardo il presunto aggiustamento di alcune sentenze.

Insomma la sola azione repressiva non può essere l’unico strumento per arginare la criminalità economica. Le indagini della Guardia di Finanza hanno restituito nell’ambito delle indagini sulle commissioni tributarie un’immagine in cui la mazzetta è prontissima a scattare. Da Milano a Palermo, e non necessariamente in denaro sonante: soldi si, ma anche regali e favori.

«Non credo che i controlli siano una leva idonea e sufficiente per eliminare il problema della corruzione e della concussione. Il problema è culturale: lo scarso senso della legalità economica»


Saverio Capolupo, comandante generale della Guardia di Finanza

Per addomesticare una sentenza va bene un’auto praticamente regalata da un concessionario al giudice che aveva in mano la causa tributaria dello stesso concessionario. Allo stesso modo a Milano quattro giudici tributari finiscono in manette a causa delle mazzette nascoste nei cesti di Natale.

L’ultimo caso a Roma: nella mattinata del nove marzo sono 13 le persone accusate di aver pilotato e truccato decine di sentenze in cambio di mazzette. Tra questi tredici alcuni sono giudici tributari e uno in particolare solo nel 2013 aveva subito una condanna a 4 anni e 4 mesi con le identiche accuse per cui è stato arrestato dalla procura di Roma.

Volano dieci, venti, anche cinquantamila euro per volta. Lo si sente nelle intercettazioni delle indagini della procura di Roma, con tanto di conferma del fruscio delle banconote e dalla viva voce delle intercettazioni ambientali degli indagati. A Milano è la segretaria del giudice a inguaiare gli indagati. “Ricordo – riferisce ai magistrati la segretaria di Luigi Vassallo, arrestato nell’inchiesta, Mirella Orbani – che Matteo Invernizzi (uno degli imprenditori che secondo i pm avrebbe cercato sentenze favorevoli in cambio di denaro, ndr) è venuto in studio da noi (…) con una busta contenente 60 mila euro in contanti e la consegnò a Vassallo. Quando siamo rimasti soli, io e Vassallo, quest’ultimo ha aperto la busta in mia presenza e ha contato il denaro. Ricordo che erano tutte banconote da 500 euro”.

L’ipotesi sul tavolo del governo è di spostare la competenza sui ricorsi fiscali verso la giustizia ordinaria

Casi che tornano a far parlare e scrivere di “fisco pulito”, una espressione che ricorda un po’ quella super agenzia antievasione e anticorruzione che avrebbe dovuto vedere la luce nell’ormai lontano 1995 e che avrebbe dovuto avere a capo l’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro. Per vedere un organismo anticorruzione ci sono voluti altri vent’anni, che altrettanti ce ne vogliano per rivedere il funzionamento delle commissioni tributarie non è escluso.

Intanto l’ipotesi sul tavolo del governo è di spostare la competenza sui ricorsi fiscali verso la giustizia ordinaria. Lo scoglio però riguarda la necessità di più magistrati e nuovi concorsi, perché i giudici, a eccezione dei presidenti delle commissioni tributarie, potrebbero non essere più onorari, cioè non necessariamente magistrati di carriera. In questo modo si alzerebbe il livello tecnico delle stesse commissioni rendendo meno permeabile il sistema a pressioni e corruzioni emerse dalle inchieste degli ultimi mesi.

Un percorso lungo, scrive il Corriere della Sera, il cui primo step dovrebbe arrivare a breve con la creazione di una commissione tecnica che vedrà la partecipazione dei ministeri dell’Economia e della Giustizia.