Tutti i film di Indiana Jones che per fortuna non hanno mai fatto

Fughe in Africa, esperienze nell’aldilà, storie di alieni e teschi (ah no, quello lo hanno fatto)

Forse quattro erano già troppi. Cinque, esagerano. Ma ormai la hype è partita, e tanti sono a caccia di rivelazioni su come sarà, alla fine il quinto film di Indiana Jones. Ci saranno ancora gli alieni (si spera di no)? Ci sarà la prosecuzione del matrimonio? E il rapporto con il figlio (Shia LaBeouf)? E ci sarà ancora Harrison Ford, o si farà da parte per dare vita a una sorta di reboot? Chi può dirlo.

Intanto, in attesa degli Indiana Jones che saranno, vale la pena considerare gli Indiana Jones che non sono mai stati. Proposte di episodi, alcuni già sceneggiati, che non hanno mai visto la luce per varie ragioni. Non piacevano a Spielberg, non erano convincenti, erano troppo simili ad altri film.

Ad esempio, si era pensato a un “Indiana Jones e il Re delle Scimmie” (oppure, “Indiana Jones e il Giardino della Vita”). Una storia complicata pensata per essere il terzo film della serie. Cominciava in Scozia, nel 1937, dove Indiana Jones stava investigando su alcuni omicidi sospetti (sì, Indiana Jones, non Sherlock Holmes) e si sposta in Africa dove incontra, grazie a un’affascinante zoologa, un pigmeo vecchio di 200 anni. Il quale non aveva aspettato altro per tutti questi anni, e appena lo vede gli consegna una mappa per una città perduta, verso la quale sono diretti (indovina un po’) anche i nazisti, a caccia della fontana dell’eterna giovinezza. Fin qui, è tutto normale: solo che, stavolta, Indiana Jones rimane ucciso (ma poi veniva resuscitato grazie all’aiuto del pigmeo ultracentenario, che lo va a ripescare nel Giardino delle Pesche Immortali). E poi, in un altro segmento, viene obbligato dal Re delle Scimmie (che, si scopre, è un cattivo), a giocare a scacchi con persone reali. L’unica cosa carina di questo calderone era che, a differenza degli altri film, un suo studente lo segue clandestinamente nelle sue avventure.

Un altro tentativo era stato quello di coinvolgere gli alieni, con “Indiana Jones e il Marziano”. Era l’idea per il quarto Indiana Jones, che ha alcuni particolari simili a quello che poi diventerà il vero (e disastroso) quarto episodio. C’è un matrimonio, con cui comincia il film, e Indiana Jones deve sposare Elaine McGregor, una linguista. Al momento della celebrazione, però, la promessa sposa fugge su un’automobile e scompare. Comincia l’inseguimento e si scopre che la donna, in segreto, stava lavorando sulla scoperta di alcuni corpi alieni e una strana pietra a forma di cilindro. Insieme a Indiana Jones, che nel frattempo la raggiunge, decodificano le scritte misteriose sul cilindro e scoprono le coordinate di un luogo misterioso. Attenzione, ci sono anche qui dei nemici, e sono i russi, che si intromettono in tutta l’avventura, catturando Elaine. Alla fine, quando tutto sembra perduto, ecco arrivare un disco volante che salva i nostri eroi ed elimina i cattivi. Una lezione importante, che nessuno dimenticherà. Anche dopo il matrimonio, che verrà, finalmente, celebrato.

“Indiana Jones e la Città degli Dèi”. Questo non era male. Lo aveva tratteggiato Frank Darabont, uno degli sceneggiatori preferiti di Steven Spielberg. Ma non piaceva a George Lucas. Il film nelle intenzioni, sarebbe stato ambientato nel 1950, periodo in cui Indiana Jones sarebbe apparso ben più anziano rispetto ai suoi periodi gloriosi. Ma viaggiava ancora e guidava spedizioni per il mondo. A un certo punto, grazie all’incontro con un suo amico russo Indiana Jones entrava in possesso di uno dei 13 teschi di cristallo (proprio uno di quelli del quarto film). È lì che entra in scena Marion (che appare anche nel quarto), solo che è sposata con un altro e diretta alla ricerca della Città degli Dèi. E il teschio è la chiave per entrare nella città e scoprirne i segreti. Anche in questo caso, gli alieni appaiono all’improvviso, fanno fuori i cattivi (che, nel frattempo, si sono palesati) e salvano Indiana Jones e altre tre persone (i cinque prescelti), dando loro la possibilità di realizzare cinque desideri.

Come si può vedere, il retroterra culturale del quarto, contestato, episodio di Indiana Jones non lasciava molta scelta. Per il quinto, a questo punto, le speranze sono ancora più deboli.

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