Warren Buffett o del perché, per diventare ricchi, serve affidarsi agli stupidi

La linea del ragionamento può apparire paradossale, ma l’oracolo di Omaha ha le idee chiare: è il business che conta, non il manager

Come si fa a diventare ricchi? Servendosi degli stupidi. Questa massima, vera a ogni latitudine e in ogni gradazione, è il succo dei consigli che Warren Buffett, dall’alto del suo deposito di dollari, dispensa a chi, a sua volta, vuole diventare ricco. In realtà non dice proprio così. Lo spiega in un colloquio con la Financial Crisis Inquiry Commission (che si trova qui), commissione istituita dal Congresso subito dopo lo scoppio della crisi per capire le cause dell’evento. Il punto è, sostiene Buffett, che se il business funziona bene allora “qualsiasi idiota lo può far funzionare”.

Questa è la prima regola. Ne conseguono diversi corollari. Ad esempio, nei suoi investimenti in Moody’s, Warren Buffett non era interessato alla composizione del management. Non era lì che bisognava guardare, ma al business. Se funziona quello, allora tutto va bene. Un po’ come la Fiat e l’Italia di qualche decennio fa.

Qualsiasi manager, con tutte le scelte che può fare, non può danneggiarlo più di tanto perché l’azienda è ben strutturata. Può assorbire il colpo , e in più la sua posizione nel quadro economico la premia lo stesso. Nel caso di Moody’s, spiegava Buffett, si ha a che fare con una società che, insieme a Standard & Poor’s, costituisce un duopolio. Difficile scalzarla, anche con sbagliate scelte manageriali.

Se, al contrario, il business è in difficoltà (come con i media, specifica), le cose cambiano: o ci si affida a un mago, o il rischio è altissimo. Per questo, conclude, è meglio non investire in queste società. E a sorpresa nemmeno nelle aziende che devono la riuscita del loro business alla personalità e al carisma del loro leader. La Apple funziona, ma senza Jobs un po’ meno. E cosa sarà di Facebook senza Zuckerberg?

Insomma, lo stupido è colui che, prima o poi, potrebbe finire a capo di un’azienda. E sono proprio quelle su cui, quasi per paradosso, occorre investire: quelle che anche un idiota saprebbe far funzionare. Perché sono quelle che funzionano davvero.