Lettera aperta alla destra che non c’è

La destra attuale non può rimproverare niente alla sinistra renziana. Perché avrebbe fatto le stesse cose, anzi peggio

Che congiuntura straordinaria sarebbe per una destra normale, se in Italia ci fosse una destra normale. Una destra capace di contestare da destra le scelte sul petrolio, chiedendo ad esempio quanti sono questi mitici posti di lavoro in Basilicata (300, pare), e quante le royalty fissate dallo Stato, e sopra quale tetto di produzione scattano queste royalty, e se insomma il vantaggio economico di cui si parla è un dato di fatto o una leggenda metropolitana.

Che momento magico sarebbe se ci fosse una destra nelle condizioni di dire: mai più un ministro di Confindustria, mai più un ministro della Cgil, perché non possiamo immaginare di regolarizzare le lobby se i lobbisti delle imprese e delle cooperative li mandiamo direttamente al governo.
Che fase politica di assoluto interesse si aprirebbe con una destra dello Stato che denunciasse, additando i sotterfugi dello Sblocca Italia, l’esito inevitabile dello strapotere immobile delle Regioni, e facesse su questo argomento barricate politiche e parlamentari, usandolo come fil rouge della contestazione alla Grande Riforma Renziana (che accresce i poteri delle Regioni anziché tagliargli le unghie).

Una destra che non avesse coccolato la Guidi come “il suo “ ministro-ombra, senza il peccato originale delle risate sul terremoto dell’Aquila, senza la propensione storica a fare asse naturale con ogni capriccio della grande e media impresa, dilagherebbe al 60 per cento dei voti

Una destra che non avesse coccolato la Guidi come “il suo “ ministro-ombra, senza il peccato originale delle risate sul terremoto dell’Aquila, senza la propensione storica a fare asse naturale con ogni capriccio della grande e media impresa, dilagherebbe al 60 per cento dei voti, anziché arrancare con il fiatone dietro le iniziative del Movimento Cinque Stelle – la mozione di sfiducia oggi, il voto amministrativo domani – nel quotidiano terrore che i suoi voti scivolino verso Grillo.

Immaginiamo questa destra chiedere conto dell’affaire trivelle non in nome di astratti principi di legalità o di un generico spirito anti-casta, ma del suolo e dell’aria e delle popolazioni: delle regole, insomma, che in tutta Europa tengono insieme sviluppo evita decente, lavoro e salute, fabbriche e acqua pulita. La immaginiamo usare le sue competenze liberali per dimostrare se questi pozzi ci fanno davvero guadagnare o no, e quanto, e come questo beneficio si riversa su quelli che vivono accanto agli impianti. La pensiamo interessata agli indici di contaminazione delle falde acquifere almeno quanto lo fu, nei mesi scorsi, per le fantomatiche epidemie di scabbia o tubercolosi portate dai profughi.

Questa destra non c’è, ne’ ci può essere. La destra “reale”, quella che esiste e che ha rappresentanza in Parlamento, se fosse stata al posto della sinistra avrebbe fatto più o meno le stesse cose che oggi imputa al governo

Ma questa destra non c’è, ne’ ci può essere. La destra “reale”, quella che esiste e che ha rappresentanza in Parlamento, se fosse stata al posto della sinistra avrebbe fatto più o meno le stesse cose che oggi imputa al governo, alla Boschi, alla Guidi, comprese le telefonate al fidanzato o alla fidanzata, compresa la denuncia del complotto dei giudici, compresa la sfida astensionista al referendum.
Ed ecco allora spiegata la pigrizia e l’evidente afasia dell’opposizione in un momento in cui qualsiasi forza alternativa batterebbe il ferro con ogni energia disponibile. Il Nazareno non c’entra. C’entra la sintonia politica e psicologica con un modo di condurre le cose e gli affari dello Stato nel quale non si vede niente di sbagliato, nulla di strano. “Vabbé, ha infilato un emendamento di soppiatto, e che sarà mai?”, “Vabbé, ha dato una mano a suo marito, cosa c’è di male?”. Persino il pirotecnico Salvini sembra distratto e resta sul più rassicurante terreno degli strilli contro gli immigrati e contro la Fornero: i rapporti tra soldi e potere non sono un pulpito sul quale la Lega può sentirsi a suo agio.

E’ un peccato. Per la destra senza voce davanti a uno scandalo di prima grandezza, che offrirebbe grandissime opportunità di riscossa. Ma anche per la sinistra, costretta a legittimare Il M5S, nella retorica dell’autodifesa, come unico e spaventoso avversario: un riconoscimento di ruolo che rischia di avere conseguenze importanti anche nelle urne.

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