Non serve sapere l’arabo per imparare a memoria il Corano

Secondo uno studio, la memorizzazione del testo sacro permette di comprendere gli schemi grammaticali sottostanti, anche se non si conosce il significato delle parole

È possibile imparare la grammatica di una lingua senza studiare le regole? Certo. È possibile capire se una frase è corretta o no senza conoscere nessuna norma linguistica e senza capirne il significato? Eccome. Sembrano assurdità, ma costituiscono invece il risultato di una serie di test raccontati in uno studio di Cognition. La studiosa Fathima Manaar Zuhurudeen, aiutata da Yi Ting Huang, ha messo in luce il fenomeno analizzando una situazione già presente in natura: gli studiosi del Corano che non conoscono l’arabo.

È così: i fedeli musulmani del mondo studiano il sacro testo senza doverne conoscere la lingua. È un esercizio di memorizzazione continua che imprime le frasi e i suoni nel cervello, e ne trasmette anche gli schemi grammaticali, pur non conoscendo il significato delle singole parole.

Il test ha messo a confronto i risultati di gruppi diversi: studiosi del Corano che non conoscono l’arabo, studiosi del Corano che hanno studiacchiato la lingua, persone che non studiano il Corano ma che hanno studiacchiato l’arabo e, infine, persone che non conoscono né l’arabo né il Corano. I risultati sono stati incredibili.

Le risposte più esatte sono venute dagli studiosi del Corano che non conoscevano l’arabo. Addirittura, pur non comprendendo le parole, erano in grado di distinguere gli schemi grammaticali meglio di chi aveva studiato la lingua. Le avevano assorbite memorizzando lunghe porzioni di testo, ripetendole e ascoltandole, ripetendole e ascoltandole, ripetendole e ascoltandole. Non sapevano spiegare come funzionassero, ma erano in grado di distinguere le diverse parti del discorso. Gli altri faticavano di più.

Cosa si può concludere da questo? È forse il caso di cambiare approccio allo studio delle lingue, reintroducendo pesanti dosi di memorizzazione? Andiamoci piano. È vero che coglievano le sottigliezze grammaticali, ma senza dubbio non erano in grado né di capire né di parlare l’arabo. Non era, cioè, un mezzo di comunicazione. Resta la certezza che, nascosta nelle forme delle lingue, c’è la struttura della grammatica, che l’uomo, per nascita o per educazione (tutti imparano a parlare almeno una lingua da piccoli) sa riconoscere sempre.

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