Quando gli scontri tra giornalisti erano una cosa seria

Accadde nel 1820, uno scontro tra il London Magazine e il Blackwood’s Magazine che arrivò non alle mani, ma addirittura alle pistole. Erano i tempi in cui, per ciò che si scriveva, si era disposti a dare la vita

Ci fu un tempo in cui i battibecchi tra giornali e giornalisti non erano gossip, ma tragedie. Per dimostrare le proprie ragioni poteva capitare che gli interessati mettessero a repentaglio addirittura la propria vita. Era un altro secolo, e un altro Paese. Per la precisione, la Gran Bretagna del 1800.

Al centro della storia c’è John Scott, per due anni direttore del London Magazine (pubblicazione che è ancora in vita), dal 1820 al 1821. Una direzione breve ma gloriosa, costellata dalle firme di persone del calibro di Leigh Hunt, John Keats, William Hazlitt. Intorno, la concorrenza furiosa del Blackwood’s Magazine, pubblicazione di Edinburgo che fin dal 1820 portò avanti una campagna denigratoria contro gli autori del London Magazine, definiti con disprezzo la “Cockney School” (anche se nessuno di loro fosse cockney, e Hazlitt non era nemmeno di Londra).

Erano accusati di “inquinare la lingua”, di utilizzare una “dizione poetica bassa”, come nel caso di William Wordsworth, colpevole di aver fatto rime come “thorns/fawns”. Tutte critiche di stampo estetico che, però, mascheravano una profonda avversione politica. Tutti gli autori della Cockney School erano di origini umili ma – questa la colpa – aspiravano a raggiungere i massimi livelli della cultura; la rivista stessa portava avanti ideali di riforme democratiche e di ampia portata. Non a caso, gli strali del Blackwood’s, che la pensava all’opposto, risparmiarono il poeta romantico Percy Bisshe Shelley, in nome della sua “originalità”. E, viene il sospetto, delle sue alte origini.

Di fronte alle ingiurie, le accuse e gli attacchi, il direttore John Scott decise di reagire, e di rispondere come erano soliti fare, al tempo, i veri gentiluomini. Prima con la penna, scrivendo articoli di risposta e di uguale ferocia. Accuse e contro-accuse, insulti e minacce che arrivarono a monopolizzare la scena culturale delle due città. Poi, quando la misura fu colma, si passò alla spada. O meglio, alla pistola: fu fissato un duello tra lui e John Gibson Lockhart, autore materiale degli articoli offensivi, il 16 febbraio 1821, in una fattoria tra Camden Town e Hampstead.

Raccontano le cronache di quella mattina lontana che, appena cadde il fazzoletto, Lockhart, dimostrò di non avere intenzioni bellicose e sparò in aria. Scott, invece, sparò diretto a lui, ma sbagliò mira. La cosa avrebbe potuto finire lì, ma ci fu un altro round, voluto dai secondi. Al cadere del secondo fazzoletto, Lockhart fu meno benevolo (in fondo Scott aveva cercato di sparargli davvero) e colpì l’avversario all’addome. L’agonia durò 11 giorni, e Scott morì il 27 febbraio. La direzione del London Magazine passò a John Taylor, che fu meno illuminato del predecessore. Manipolò le poesie dei suoi autori (quelli per cui Scott aveva dato la vita), ne provocò la fuoriuscita e, infine, la chiusura (temporanea) del giornale. Lockhart, accusato di omicidio, fu processato e poi assolto. Così andavano le cose all’epoca.