Pizza ConnectionSe l’affaire Carrai nasconde un altro caso Guidi

Conflitti d'interesse, poca trasparenza e meriti da verificare. La nomina, che slitta di nuovo, del “Richelieu” di Renzi nel settore della cybersecurity potrebbe trasformarsi in un boomerang. Le tensioni di questi mesi tra gli addetti ai lavori

Una unità di missione creata con un decreto ad hoc che ha tutta l’aria di essere una anomalia istituzionale, destinata a creare non pochi imbarazzi. Sia riguardo la configurazione del nucleo di cybersecurity sia in relazione alla vera utilità della struttura, per non parlare degli eventuali conflitti di interesse. L’affaire Carrai rischierebbe, in caso di inchieste giudiziarie o appalti assegnati in modo “allegro”, di diventare un altro caso Guidi.

Dei possibili conflitti di interesse si è scritto in questi mesi: Marco Carrai, il “Richelieu” di Matteo Renzi, oltre che possibile responsabile della struttura a Palazzo Chigi è anche tra i soci di Cys4, società che si occupa, tra le altre cose, di sicurezza informatica. A controllare Cys 4 c’è la Cambridge Management Consulting, nella quale “Marchino” siede al tavolo dei soci con Marco Bernabé e Jonathan Pacifici. Il primo è figlio dell’ex numero uno di Eni e Telecom Franco, il secondo è un finanziere legato a Israele, titolare di una società che si occupa di Startup tecnologiche, la Wadi Ventures. Un altro dei co-fondatori di Cys 4 è Leonardo Bellodi, proveniente dall’Eni di Paolo Scaroni. Lo stesso Bellodi condivide con l’ex numero uno di Eni un’altra società attiva nel campo della consulenza imprenditoriale, la Strategic Advisor. Un legame “magico” imprenditoriale-istituzionale che potrebbe far avanzare qualche dubbio sulla indipenza nelle decisioni legate all’interesse dello Stato.

Allo stesso modo, l’eventuale nomina di Carrai rischia di mettere in moto una serie di problemi istituzionali di non poco conto. Per esempio, se la struttura assegnasse un appalto a Cys4 potrebbe esserci una richiesta di chiarimenti all’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone per eventuali traffici di influenze. Ma lo stesso Cantone dovrebbe subito fermarsi davanti a un appalto secretato in quanto attinenti alla sicurezza nazionale. Quindi l’indagine sarebbe trasferita al Copasir entrando in ambito politico.

Una unità di missione creata con un decreto ad hoc che ha tutta l’aria di essere una anomalia istituzionale destinata a creare non pochi imbarazzi

A suscitare qualche perplessità sono anche i rapporti tra Carrai e Israele. Per quanto l’advisor di “Marchino”, Andrea Stroppa, provi a smorzare dicendo che «Israele è leader su questo campo», tra gli addetti ai lavori si mormora che affidare un incarico di sicurezza a esperti di un Paese extra Nato è quantomeno discutibile.

Altro problema: la questione competenze. Carrai non ha i titoli per coprire un incarico di vertice nei servizi segreti. Renzi però lo vuole comunque e pensa a un incarico di consulenza con un decreto ad hoc. Costo: 70mila euro l’anno.

Scelta che scontenta tutti. Da una parte le gerarchie dei servizi, dall’altra quegli operatori del settore che hanno lavorato con Aise e Aisi al Piano Nazionale per la Cybersecurity. Anni di lavoro e consulenze spesso gratuite per poi trovarsi scavalcati da “Marchino”. Da loro, almeno da quelli che hanno deciso di esporsi, arriva una lettera di protesta indirizzata allo stesso Renzi. A quanto risulta a Linkiesta molti operatori di settore sono stati consigliati dalle stesse aziende per cui lavorano a stare zitti.

Si fa largo la strada della struttura di missione, creata con un decreto ad hoc dal Presidente del Consiglio, con un incarico di consulenza a 70mila euro l’anno

Carrai non ha nè curriculum nè competenze. A queste ultime ci pensa il giovane Andrea Stroppa, enfant prodige dell’informatica che considera “Marchino” un fratello maggiore e non manca di farcelo sapere sui social. Tra gli addetti ai lavori però Stroppa, 23 anni, è reputato più enfant che prodige. Ad esempio lo stesso Stroppa si vanta di partecipare Tor Project, il famoso progetto del browser “anonimo”. Ma più d’uno però si dice pronto a smentirlo.

Insomma, tra opportunità politica, competenze e staff l’arrivo di Carrai a Palazzo Chigi pare portare più problemi che altro. E mentre rimane completamente oscuro l’organigramma e i temi su cui la struttura (di cui del resto non si conosce il nome) sarà chiamata a lavorare la nomina slitta al prossimo Consiglio dei Ministri. Questioni di merito.

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