Come sono banali i Cinquestelle senza Casaleggio

A oltre un mese dalla morte di del "guru" grillino, il movimento sembra aver ridimensionato i propri sogni. Meno afflato messianico, più teleferiche e pannolini da lavare

Solo due anni fa, nel maggio 2014, Beppe Grillo riempiva piazza San Giovanni a conclusione di un travolgente tour per le Europee che aveva stupito tutti. Ovunque platee immense e un entusiasmo da stato nascente che aveva fatto temere il sorpasso sul Pd, la stra-vittoria, il cappotto. Ora Grillo fa sapere che chiuderà la campagna elettorale romana – forse di persona, forse no – nella più modesta Piazza del Popolo, bella e significativa per la città ma legata a numeri diversi, diecimila persone bastano a riempirla come un uovo.
Non è l’unico segno dell’ansia sottile che respira il Movimento. C’è il dietrofront su Pizzarotti, che sembrava destinato a un’espulsione-lampo e invece è ancora lì a contrattare sulle disposizioni del Non-Statuto. C’è lo scarso appeal dei candidati nelle città, frutto di un metodo di selezione delle classi dirigenti che aveva provocato molte discussioni. C’è, soprattutto, la timidezza della campagna romana di Virginia Raggi, punta di diamante di questa tornata, che si è trincerata in piccole proposte di manutenzione cittadina, ben lontana dai toni millenaristici e rivoluzionari del vecchio movimento.

La timidezza della campagna romana di Virginia Raggi, punta di diamante di questa tornata, che si è trincerata in piccole proposte di manutenzione cittadina, ben lontana dai toni millenaristici e rivoluzionari del vecchio movimento

La morte di Gianroberto Casaleggio sembra aver reso il Cinque Stelle più insicuro, e se è presto per dire che ha perso l’anima, non si può nascondere questa nuova cautela e l’improvviso cambio di stile dall’autostima assoluta del “VinciamoNoi” a modalità meno assertive.
La teleferica a Monte Mario, il servizio di lavaggio pannolini, i voucher per barattare servizi nei quartieri e tra imprese: la battaglia della “predestinata alla vittoria” a Roma si muove molto lontano dagli orizzonti palingenetici dell’ideologia grillina. Anche la battaglia sull’onestà si limita alle affermazioni di principio, senza entrare nel merito della macchina degli scandali romana e di quel tipo di soluzioni apocalittiche (Licenziare tutti! Azzerare tutti! Sostituire tutti!) che una volta facevano scattare l’ovazione.

Quanto al nuovo sistema di collegamento tra i grillini, Rousseau, che avrebbe dovuto essere il cuore pulsante del dopo-Gianroberto e perpetuarne il ruolo messianico, si è rivelato un semplice aggregatore di progetti destinati alle istituzioni. C’è un’area per parlare con i parlamentari, una per i consiglieri regionali, una per scambiarsi idee e votare proposte. Tutto molto ragionevole, molto tranquillo, e tutto piuttosto simile alle dinamiche di un Comitato Centrale permanente online, o alle chat insegnanti-genitori che dilagano nelle scuole. Ha raccolto quasi 250mila euro di contributi in pochi mesi ma solo da 7.500 donatori. Non certo una sottoscrizione di massa, e anche questo è un segnale.

Rousseau, che avrebbe dovuto essere il cuore pulsante del dopo-Gianroberto e perpetuarne il ruolo messianico, si è rivelato un semplice aggregatore di progetti destinati alle istituzioni

Il sospetto che viene è che, senza il suo guru ispiratore, senza l’uomo della Visione con la maiuscola, nel Cinque Stelle sia in atto un ritorno alle origini, quando il Movimento era la somma di schegge di società portatrici di bizzarre esperienze, dalla fobia per le scie chimiche agli esperimenti comunitari di bio-agricoltura, dagli animalisti anti-specisti agli indignati del cambiamento climatico, dai comitati per il decoro dei quartieri ai sognatori di una società senza auto. Fu Casaleggio a dare a questa galassia eterogenea una missione, una direzione e un modo per perseguirla. Fu lui a trasformare in progetto politico il mix di iper-modernismo e nostalgia patriarcale di Grillo, a mutare l’uomo che spaccava computer sul palco nel vate della democrazia della rete, e gli innamorati delle Sirene in parlamentari della Repubblica. A un mese e mezzo dalla sua morte, già tutto sembra tornato più piccolo, meno ambizioso e anche un po’ noioso, non più “VinciamoNoi” ma “SperiamoDiCavarcela”.

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