Pizza ConnectionI 400 euro più Iva di Maniaci che fanno più rumore del caso Saguto

Le indagini su Pino Maniaci rivelano modi di fare spicci che si sono ritorti contro il giornalista. Comportamenti al limite per cifre esigue che stanno facendo più rumore della “cricca” dei beni confiscati alla criminalità organizzata

Lui, Pino Maniaci, la chiama ironizzando «estorsione più Iva». Fatto sta che poche centinaia di euro chiesti ai sindaci di Borgetto e Partinico lo hanno fatto finire nei guai. Soldi per una pubblicità andata in onda su Telejato sostiene Maniaci, mentre per la procura di Palermo sono frutto di una estorsione a danno dei due sindaci. Il corso della giustizia dirà la sua.

Il direttore di Telejato è stato pizzicato dalle intercettazioni dei Carabinieri. Nei video diffusi dai Carabinieri Maniaci è ripreso mentre riceve 400 euro da uno degli amministratori comunali dietro minaccia di essere in possesso di una relazione che potrebbe mandare a casa l’amministrazione comunale. Si vanta con i suoi interlocutori di essere «una potenza», di poter far vincere un concorso per una assunzione alla donna che frequenta e di poter «mandare a casa» un sindaco se «non mette le corna a posto». Così come l’episodio dell’impiccagione dei suoi cani, fatta passare per una ritorsione di cosa nostra appare essere invece una vendetta del marito della presunta amante. Arrivano nelle redazioni anche le registrazioni della telefonata in cui Maniaci, dopo aver ricevuto la solidarietà di Matteo Renzi in seguito alla morte dei suoi due cani, apostrofa il premier come uno «stronzo». Rilevanza penale zero, suggestioni tantissime.

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Le immagini sono eloquenti e Maniaci in quel procacciare affari sbaglia modi e tempi. La storia si risolve nel modus operandi che accomunano tanti grandi e piccoli giornali ma con cifre diverse: Maniaci con i suoi servizi colpiva sindaci e amministratori per avere in cambio inserzioni pubblicitarie, cioè denaro. Linea morbida per la durata del contratto per poi tornare a colpire, fino al prossimo bonifico.

Eppure questi 400 euro stanno facendo più rumore delle vicende che hanno portato alla luce la gestione allegra, quella si miliardaria, dei beni confiscati in Sicilia. Incidentalmente Pino Maniaci è il giornalista che ha fatto emergere la presunta gestione clientelare nell’amministrazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Nei giorni delle inchieste di Maniaci riguardo ad aziende sequestrate che finivano sempre in mano ai soliti amministratori giudiziari finì indagata la presidente della sezione misure prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto, che di quelle assegnazioni si occupa. Un’altra che si sentiva Dio: «Io sono Dio onnipotente», diceva Saguto, indagata dalla stessa procura di Caltanissetta. L’indagine non è collegata alle denunce di Maniaci, fanno sapere da Caltanissetta. Sarà, ma la stessa Saguto, intercettata al telefono con l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, lo dice chiaro e tondo: «Quello (Pino Maniaci, ndr) ha le ore contate». E Maniaci con i suoi modi spicci e la sfrontatezza nel trattare col politico di turno si è scavato la fossa. La prova che se la mafia appare in salute lo stesso non si può dire dell’antimafia. Che non ha bisogno, oggià più che mai, di “paladini” ed eroi.

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