Il barbiere inglese che vuole tassare le barbe degli hipster

Una proposta ironica per polemizzare sulle tasse del settore. Ma ci sono precedenti: già Enrico VIII faceva pagare le barbe lunghe

Con tutte queste barbe da hipster che girano, prima o poi doveva succedere che qualcuno lo avrebbe pensato: tassiamole. Non è successo (purtroppo) in Italia, ma in Gran Bretagna, dove un barbiere (e chi se no?) ha chiesto al governo inglese di dedicarsi, anziché alla Brexit, a un problema più importante, cioè le barbe. E, soprattutto, al modo per trarne una soluzione buona per tutti.

Come si spiega qui, il genio si chiama Antony Kent, 48 anni, vive a Worcester (sì, è come per Leicester: si pronuncia “wusta”). Secondo il suo disegno di legge, chi gira con una folta barba dovrà sborsare almeno 100 sterline all’anno. Chi ce l’ha più corta, pagherà la metà, cioè 50 sterline. Ha già sottoposto la sua trovata al George Osborne, cancelliere dello Scacchiere, cioè il ministro delle Finanze. Il ricavato sarebbe da impiegare per chiudere i buchi del bilancio. Per ora non ci sono risposte.

“Perché no?”, spiega il barbiere. “Ho notato che la barba lunga è di moda, per cui, perché non trarne qualcosa di buono?” La ricetta è più crescita ma niente tagli. Peccato si tratti solo di barbe. “È già accaduto nel passato: il re Enrico VIII aveva un problema di bilancio simile e pensò a una tassa sulle barbe. Chi la portava, doveva avere sempre con sé un segno per mostrare che avesse già pagato la tassa”. Il sovrano inglese, noto per tagliare le teste e tenere le barbe, riuscì così a salvare le casse pubbliche.

In realtà “questa delle barbe è una provocazione”, spiega Kent. È un modo per far parlare dello stato delle tasse nel suo settore, arrivato a livelli “assurdi”. Servono soldi? Cerchiamoli nelle tasche di chi non si fa tagliare la barba. “È un modo più giusto”, scherza. Ma forse non troppo. Il problema è che le tasse sono tante, e il governo continua ad alzarle. In barba alle proteste di quelli come Kent.

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