La guerra dei razzi che infiamma il cielo greco

In un’isoletta ellenica, per celebrare la Pasqua, due parrocchie giocano a tirarsi razzi artigianali allo scoccare della mezzanotte. Quest’anno no: ma non c’entra la crisi

È una delle tante tradizioni pasquali del mondo. A Vrontados, sull’isola di Chios, appena si festeggia la Pasqua ortodossa comincia la guerra dei razzi (dal nome classicheggiante “rouketopolemos”). I parrocchiani delle due chiese rivali, quella di San Marco e quella di Panaghia Erithiani, si divertono, appena suona la mezzanotte, a spararsi contro migliaia di razzi artigianali. Cose che capitano nel mondo: i parrocchiani si preparano con due mesi di anticipo, costruiscono tantissimi razzetti e li posizionano ognuno vicino al sagrato della propria chiesa, pronto all’assalto notturno. L’obiettivo è colpire il campanile avversario. È difficile stabilire chi vince (non si capisce mai).

Come per tutte le tradizioni, però, ogni tanto capita qualcosa che ne sancisce la fine. Visto l’alto afflusso di turisti in quei giorni, attratti proprio dall’insolito spettacolo (pare che risalga addirittura ai tempi dell’occupazione ottomana), il numero di razzi è aumentato e le bardature preparate per l’occasione si sono rivelate, negli anni, insufficienti. Insomma, il problema è che, il giorno dopo Pasqua, c’è sempe qualcuno che si ritrova qualche danno in casa. E allora, per la prima volta, un comitato di cittadini si è ribellato: ha minacciato cause legali a chi osasse lanciare razzi durante la notte di Pasqua.

Tanto hanno brigato, tanto si sono lamentati, che nel 2016 la festa tradizionale è saltata. Altro che turchi: i comitati cittadini sono molto più forti. Dopo questo stop, la situazione è rimasta incerta. Cosa succederà nella Pasqua 2017? Chissà. Intanto la Grecia, e Chios compresa, dovrà prima affrontare un’altra estate calda (in senso economico), e un altro autunno complicato. Magari potranno tornare a sparare, in futuro, ma potrebbero non avere soldi abbastanza per la polvere da sparo.