Migranti, Bce e nomine europee: ecco il menù dell’incontro Renzi-Merkel

Il presidente del Consiglio incontra la cancelliera tedesca a Palazzo Chigi, ma arriva impreparato all'appuntamento. A partire dal Migration Compact

Angela Merkel arriva a Palazzo Chigi per pranzare con Matteo Renzi. Suggeriamo al presidente del Consiglio il menù da servirle.

L’antipasto è costituito dal primo dei temi scottanti: l’immigrazione. Ancora una volta il governo italiano si muove da solo, senza una strategia e avanza la proposta del “Migration Compact”, che contiene idee condivisibili anche se non nuove (il passaggio significativo è un vecchio cavallo di battaglia attuato nel passato con successo dai governi Berlusconi: aiutiamoli a casa loro) si infrange contro l’intransigenza dei ministri economici del nord Europa che hanno un riflesso pavloviano di fronte a ogni proposta e rispondono sempre: purché non comporti aggravio di bilancio. E adesso, alla vigilia dell’incontro Merkel-Renzi, abbiamo la commissione europea che se da un lato sembra trovare un accordo per supera lo scellerato Trattato di Dublino, dall’altro derubrica ancora una volta la questione immigrazione a vicenda esclusivamente economica, quando abbiamo bisogno di ben altre risposte.

Renzi sembra non imparare dagli errori. Non c’è alcuna preparazione dell’incontro con la Cancelliera. Anche se le posizioni con Vienna e Budapest possono sembrare distanti al momento, prima di trattare con Berlino occorre persuadere tutti a partire dai Paesi dell’Europa mediterranea ai membri balcanici dell’Ue, della necessità di una risposta di sistema. Invece cosa abbiamo visto? Che il governo Renzi si è mosso con grande, colpevole ritardo e che di fatto l’idea degli eurobond per finanziare spese e investimenti non è neppure stata presa in considerazione: a Berlino si sono limitati a dire no.

Se la Germania, con il suo superministro economico e con il suo banchiere centrale, attacca così vistosamente l’Italia, significa che Renzi è un pessimo cuoco delle ricette e delle soluzioni italiane in ambito europeo

Il primo piatto da servire alla Cancelliera, poi, consiste nel rapporto tra la politica e le banche centrali, sia quelle dei singoli Stati che quella europea. Occorre spiegare a Merkel che Mario Draghi ha fin qui fatto il bene dell’Europa supplendo alla carenza del consiglio europeo e della commissione. La sua azione come capo della Bce, però, non c’entra nulla con la sua italianità. Un concetto che la Cancelliera a sua volta dovrà spiegare poi a Wolfgang Schauble che ha attaccato il numero uno della Bce per mascherare gli insuccessi in politica interna dell’esecutivo tedesco.

Schaeuble è arrivato a dire che la Bce è una delle principali cause dei successi della destra populista alle ultime elezioni. Non è così. Gli interventi di Draghi hanno tenuto in vita l’economia europea fiaccata dalle misure di austerity di cui la Germania è stata fiera sostenitrice. E Renzi dovrebbe anche richiamare l’attenzione del capo del governo tedesco sul fatto che è inaccettabile che il governatore della banca centrale tedesca, Jens Weidmann, venga in Italia a spiegarci quanto l’Italia sia pericolosa per la sopravvivenza (addirittura!) dell’Unione: «Le regole del patto di stabilità e crescita – ha detto Weidmann bocciando sonoramente Padoan e Renzi – sono state violate da parte di alcuni Stati, tra i quali anche l’Italia».

Se la Germania, con il suo superministro economico e con il suo banchiere centrale, attacca così vistosamente l’Italia, significa che Renzi è un pessimo cuoco delle ricette e delle soluzioni italiane in ambito europeo.

A tal proposito, tra una portata e l’altra, nel pranzo tra i due capi di governo, si parlerà della tutela dell’acciaio europeo e del riconoscimento di status di economia di mercato alla Cina? L’Italia è uno degli Stati che ha più da perdere dall’esito di questa partita e i tedeschi hanno più volte mostrato di voler strizzare l’occhio a Pechino. Saprà Renzi far assumere impegni precisi a Frau Merkel? Sono a rischio mezzo milione di posti di lavoro e il futuro della siderurgia italiana che potrebbe sparire nell’arco di due, tre anni! Uno shock economico dal quale difficilmente potremmo riprenderci.

Infine un dessert accompagnato da amaro-amarissimo: possibile che Renzi concepisca le relazioni con i partner europei solo urlando, litigando e componendo tweet? Mentre lui se la prende con l’euroburocrazia saltano le teste degli italiani e i tedeschi guadagnano giorno dopo giorno posizione. Un paio di esempi? Il nostro Carlo Zadra allontanato dal gabinetto Juncker per contrasti col numero uno (tedesco) Selmayr. E poche settimane dopo la sostituzione di un finlandese con il tedesco Wynands quale capo di gabinetto del commissario europeo Dombrovskis. Sono queste le cose che contano. Se Renzi ci invita per un caffè siamo felici di prepararlo all’appuntamento con Frau Merkel.

* eurodeputato FI – PPE, componente commissione Industria

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