UrgenzeNon basta una Boschi a salvare le adozioni in Italia

Due anni di ritardi e malfunzionamenti la Commissione per le adozioni internazionali ha un nuovo presidente, Maria Elena Boschi. Ma i genitori che sono da più di due anni sono in attesa di completare le adozioni, temono che sia solo una nomina di facciata

Il governo prova a fare il lifting alla Commissione per le adozioni internazionali. Da due anni ormai un’istituzione fantasma, finita al centro delle polemiche di aspiranti genitori ed enti accreditati per essersi riunita una sola volta (a giugno 2014) in un biennio. E quale miglior restyling se non nominare il ministro per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi alla presidenza della Commissione, dopo che l’ex presidente, il magistrato Silvia Della Monica (rimasta comunque alla vicepresidenza), tra interrogazioni parlamentari e appelli di madri e padri sfiniti, è diventata il simbolo del disastro delle adozioni in Italia?

Sul sito della Commissione, in realtà, la nomina del ministro Boschi avvenuta nel consiglio dei ministri del 10 maggio non è stata ancora pubblicata. Né si sa ancora con esattezza quali siano i componenti della Commissione, perché alcuni di loro hanno terminato il mandato ma vengono indicati come membri effettivi.

Una novità, in dieci giorni, però c’è stata. Da due anni la Commissione non pubblicava i dati sulle adozioni internazionali in Italia, beccandosi pure un richiamo del Permanent Bureau dell’Aja. Poi all’improvviso il 16 maggio, a sei giorni dalla nomina della Boschi («illegale», secondo Carlo Giovanardi, perché in base al regolamento la nomina sarebbe dovuta andare al ministro per la Famiglia Enrico Costa), tutti hanno cominciato a dare i numeri. Sul sito della Cai è comparsa una tabella in cui viene evidenziato che l’Italia pubblica i dati del 2015 prima di tutti gli altri Paesi europei e che, in mezzo al calo generale delle adozioni, siamo in «controtendenza»: +0,23 per cento. Tradotto: cinque adozioni in più, da 2.206 nel 2014 a 2.211 nel 2015. Pochino per parlare di controtendenza, visto che rispetto al 2013 si registra un calo di oltre il 20 per cento, e che in soli quattro anni le adozioni si sono dimezzate.

Lo stesso giorno, poi, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervenuto in commissione Giustizia nell’ambito dell’indagine conoscitiva in vista di una modifica della legge sulle adozioni, ha riferito i suoi dati. Ma non quelli sulle adozioni portate a termine. I numeri letti dal Guardasigilli riguardano le procedure istruite nei tribunali per i minorenni, cioè il punto di partenza verso un’adozione. Senza dire però, cosa che il ministro dovrebbe sapere, quante delle procedure istruite si siano trasformate poi in vere in convivenze tra genitori e bambini.

Che poi è quello che, dopo due anni passati a elemosinare informazioni dalla Cai, stanno aspettando ancora madri e padri adottivi di sessanta bambini originari della Repubblica democratica del Congo. La neopresidente della Cai, Maria Elena Boschi, per queste famiglie era diventata una speranza. Dopo che era finita su tutti i telegiornali mentre nel maggio 2014 scendeva da un aereo di Stato riportando dal Congo 31 bambini adottati in Italia.

Nel frattempo poco o nulla è cambiato. I genitori si sono incatenati più volte davanti a Montecitorio e ora preparano un’altra manifestazione. Perché l’impasse dura da quasi mille giorni (i genitori tengono il conto sul sito del comitato che hanno formato). E nonostante dall’8 marzo i bambini abbiano tutti i documenti per arrivare in Italia, l’attesa continua. Qualche bambino sta arrivando alla spicciolata, senza seguire nessun criterio né sulla data della sentenza di adozione né sull’età. E nonostante la nomina fresca della Boschi, «ancora non è cambiato nulla», dice l’avvocato Alba Pavoni, membro del “Comitato Genitori Rdc”. «Abbiamo appreso la notizia della nomina del ministro con gioia e ci aspettavamo una presa di posizione immediata. E invece siamo delusi perché riteniamo che la nostra situazione sia una priorità nazionale. Eppure non ci è arrivata nessuna richiesta di incontro. Non comprendiamo come il ministro non abbia colto l’urgenza della questione. La scelta di metterla alla presidenza della Cai ci sembra più di facciata che di sostanza, e non vorremmo doverne pagare ancora le conseguenze».

Quello che al momento si sta facendo nei palazzi romani è un’indagine conoscitiva in commissione Giustizia in vista di una modifica delle legge sulle adozioni. «Ma non ci si sta preoccupando delle emergenze», conferma il deputato Cinque stelle Emanuele Scagliusi, che segue da tempo il blocco delle adozioni in Congo e Bielorussia. Entro giugno è attesa la relazione finale dalla commissione. Si stanno ascoltando anche i presidenti dei tribunali per i minorenni e gli enti accreditati. Ma l’audizione della tanto criticata ex presidente della Cai Silvia Della Monica non è stata ancora calendarizzata. Eppure, se di restyling si tratta, il ministro Maria Elena Boschi, impegnatissima nelle riforme costituzionali, dovrebbe pretendere di far luce sui due anni di buio dell’istituzione. Quando centinaia di pratiche si sono bloccate. Lasciando centinaia di famiglie in attesa.