Pizza ConnectionRenzi e il “giglio magico” degli ufficiali

Nomine sì, ma a scadenza (due anni, fino alle elezioni). il presidente del Consiglio fa un passo avanti e prepara leadership militari compiacenti

Tutte le tessere sono al loro posto. La filosofia seguita per le nomine nel comparto sicurezza è stata quella della promozione dei vice, ma con un vincolo che mai si era visto nella storia repubblicana: un mandato a scadenza in vista delle elezioni tra due anni. «Siamo persone serie e vogliamo che chi verrà dopo di noi abbia lo spazio di fare nomine». Più che manifesto di serietà sembra essere una conferma di quanto le nomine nel settore siano, e saranno in futuro, più che mai legate alla politica.

D’altronde la nomina di Giorgio Toschi a capo della Guardia di Finanza, al posto dei Saverio Capolupo, vede come «grande suggeritore» Denis Verdini. Che è entrato in maggioranza e si sente. Tanto che sulla nomina di Toschi si è consumato al Quirinale un confronto con il consigliere militare del Capo dello Stato Sergio Mattarella, Rolando Mosca Moschini, contrario alla sua nomina. Anche perché lo stesso Toschi potrebbe essere messo in imbarazzo dalle indagini che hanno coinvolto il fratello Andrea, ex presidente di Banca Arner.

D’altronde giorni fa a Linkiesta una fonte autorevole del mondo della Difesa lo aveva confidato: «ormai anche tra gli ufficiali, viste le ultime riforme, conteranno più i rapporti con il governo di turno che la carriera». Toschi, già comandante generale in Toscana dal 2006 al 2010 e prima in servizio a Pisa, Viareggio e Firenze, potrebbe essere un primo esempio di un futuro fatto di corpi istituzionali legati ancora di più alla politica di quanto non lo siano stati fino a questo momento. Tanto che in due anni i nuovi nominati difficilmente riusciranno a impostare una propria strategia di lungo periodo e a incidere sugli indirizzi di comando.

Oltre al nuovo capo della Guardia di Finanza le nuove nomine hanno riguardato il vertice della Marina Militare dove è arrivato l’ammiraglio Valter Girardelli, già capo di gabinetto del ministero della Difesa. Le altre tessere che compongono il mosaico degli apparati di sicurezza sono quelle di Mario Parente che arriva all’Aisi al posto del collega Carabiniere Arturo Esposito, mentre Alessandro Pansa da capo della Polizia prende il vertice del Dis, il “cervello” dei servizi segreti che coordina Aisi e Aise (il servizio segreto esterno) al posto dell’ambasciatore Giampietro Massolo diretto a Fincantieri o con una poltrona al Consiglio di Stato.

A tenere banco c’è ancora la vicenda Carrai. Renzi dice che in queste settimane i giornali sul suo nome hanno fatto esercizio di fantasia, e spera che “Marchino” non si sia «stancato di leggere il suo nome» per il modo in cui è stato descritto. Cioè in conflitto d’interesse con l’assumere un qualsiasi incarico. Infatti il presidente del consiglio bluffa, e dice che Carrai, «mio amico da più di 10 anni» mi darà una mano nel settore del big data». Cosa che cambia di poco, perché con i big data di intelligence se ne può fare, e molta. Tutto dipende da come questa intelligence verrà usata dal governo e da Matteo Renzi in persona alla fine di questi due anni. Sempre che questi big data rimangano nelle mani dei due “gemelli” toscani.