Destra e sinistra ko, coi Cinque Stelle torna l’anomalia italiana

Da Mussolini a Craxi, al Cav, alla Lega fino a Virginia Raggi e Chiara Appendino. Gli schemi europei dove destra significa una cosa e sinistra un'altra da noi non hanno mai funzionato. L'Italia, da sempre, vive di eccezioni, a cavallo di ideologie diverse

La destra e la sinistra, dicono. Ma c’è un’onda lunga dell’anomalia italiana dove destra e sinistra si confondono, e si sommano, e danno vita a cose strane che si infilano nelle crepe della storia. L’anomalia del socialista anarchico Mussolini diventato interventista, del comunista Bombacci morto a Piazzale Loreto, di Togliatti che scrive ai “compagni in camicia nera”, e in tempi più prosaici di Craxi e Berlusconi, della Lega che sbanca tra i metalmeccanici di Sesto San Giovanni, di Alemanno che vince nella periferia di Roma, fino a oggi, fino a Chiara Appendino e Virginia Raggi sindache con i voti non si sa di chi: della destra? Della sinistra? Boh.

I nostri editorialisti educati e in punta di forchetta, con i loro schemi europei dove “destra” significa una cosa e “sinistra” un’altra, però sempre in modalità di competizione responsabile, dove non è escluso l’accordo momentaneo nel nome del supremo interesse nazionale, erano da tempo convinti che l’anomalia fosse finita. Che anche l’Italia fosse diventata “normale”. E su questo pensiero hanno costruito il castello di carta del salvifico Patto del Nazareno: la Grosse Koalition che in tutta Europa tiene a bada da dieci anni i movimenti nuovi, percepiti come barbari alle porte. Poi, è arrivata la realtà. E l’anomalia italiana è tornata a mordere, perché nella faglia della crisi l’elettore medio della destra e il suo omologo a sinistra hanno preferito votare il M5S che accordarsi tra di loro, nell’auspicato gentlemen agreement che immaginava Renzi. E voilà, tavolo rovesciato. Il M5S vince 19 ballottaggi su 20, prende i voti di destra dove sfida la sinistra, e viceversa.

Il Partito della Nazione, il Compromesso Storico, la Grosse Koalition si fa anche da noi, ma alla rovescia. Destra e sinistra si impastano fuori dai loro tradizionali recinti, al seguito di gente nuova, che spesso nemmeno conoscono

Non siamo la Francia. Non siamo l’Inghilterra. Non siamo la Germania. Lo siamo state, un po’, tra i ’70 e gli ’80, quando il compromesso storico funzionò per un lungo tratto: ma lì c’era un nemico vero, il sangue per le strade, i sequestri, le bombe, e una società prigioniera di paure molto autentiche come quella di saltare per aria mentre si aspetta un treno, o di finire sotto il tacco di colonnelli golpisti, e comunque fu sempre un’intesa di potere, non di popolo. I voti tra la Dc e il Pci non si spostarono mai.
Oggi, fuori da quel tunnel, l’anomalia italiana è libera di esprimersi e di fare il contrario di ciò che accade in tutta Europa: non è solo il voto dei giovani senza retroterra e memoria a rivolgersi ai “barbari”, ma anche e soprattutto il voto antico, strutturato, della destra e della sinistra. Il voto (per dargli una faccia) di quelli che che vanno ai comizi di Airaudo o della Meloni, di persone che da sempre mettono la croce su simboli opposti, e all’improvviso cambiano e si ritrovano insieme. Il Partito della Nazione, il Compromesso Storico, la Grosse Koalition si fa anche da noi, ma alla rovescia. Destra e sinistra si impastano fuori dai loro tradizionali recinti, al seguito di gente nuova, che spesso nemmeno conoscono, che non gli ha promesso niente, e che stavolta non vuole “abbattere il sistema” come l’estremismo antico ma portare i libri in tribunale e governare municipi.

Una candidata che piace ai borghesi torinesi e però è in sintonia anche con quei campeggiatori No Tav, “votabile” sia per la destra sia per la sinistra estrema. Fassino adieu. Tocca a Chiara Appendino

Gli snodi dell’anomalia italiana sono molti, e non si può raccoltarli tutti. Ma ce ne sono due illuminanti. Uno ha come epicentro Torino e la questione No-Tav, vero crocevia del successo grillino, che in Piemonte parte dai movimenti ambientalisti e dalla riconosciuta alterità dei Cinque Stelle rispetto alla linea tenuta da tutti gli altri: la politica di destra e quella di sinistra, l’ordine pubblico, i tribunali, il racconto dei dimostranti come pericolosi eversori, i quotidiani importanti, gli editorialisti famosi.

In Piemonte sui “contenuti” No Tav – che possono non piacere ma sono “contenuti”, non propaganda – si è cementato il silenzioso patto dell’elettorato di sinistra con il Movimento. E nessuno se ne è accorto, nessuno ha pensato che potesse succedere, perché abituati come siamo alla politica dei ragionieri ci siamo dimenticati quanto siano seducenti le Cause con la maiuscola. I ragionieri avevano detto tot posti di lavoro, tot merci, tot incremento di Pil, e gli economisti avevano confermato, i giornalisti sottoscritto, il Pd fatto la sua parte espellendo tre dirigenti che avevano un’altra linea, il senatore Stefano Esposito aveva scritto “Tav Sì” con la prefazione di Bersani e mandato affanculo chi gli faceva domande irritanti al Salone del Libro.
E insomma, il “nemico” sembrava messo all’angolo, miserabile nei suoi miseri campeggi a ridosso dei cantieri, irrilevante, impotente. E invece ecco rispuntare l’anomalia italiana, nella forma di una candidata che piace ai borghesi torinesi e però è in sintonia anche con quei campeggiatori No Tav, “votabile” sia per la destra sia per la sinistra estrema. Fassino adieu. Tocca a Chiara, che non a caso nella sua prima dichiarazione pubblica conferma il no alla galleria.

Il secondo esempio è Latina, Latina “la nera”, dove anche ha agito con gran visibilità questo potente meccanismo tutto nostro, l’Italian Way al cambiamento radicale. C’erano otto o nove liste di destra, una delle quali è finita al ballottaggio e già si fregava le mani: facendo la somma dei voti raccolti dalle destre al primo turno, avrebbe vinto sicuro. L’avversario era il fondatore di una civica, il medico Damiano Coletta di “Latina Bene Comune”, inviso al Pd perché lo aveva superato al primo turno, uno che apparentemente non poteva pescare ne’ nel mondo della fascisteria, tutto schierato con il suo avversario, ne’ a sinistra dove il suo sorpasso scottava, e per di più era odiato dall’oscuro viluppo di poteri che si muove tra il mercato agricolo di Fondi e il litorale mettendo le mani su qualsiasi cosa produca quattrini, dall’insalata alle squadre di calcio. Insomma, un sicuro perdente. Invece, pure lì Coletta ha vinto.
E nei messaggi di tripudio del “dopo” si leggono i nomi di vecchi militanti missini e comunisti “doc”, uniti nella felicità: Facebook spesso, per chi conosce le facce e le biografie, vale più dell’indagine di un politologo di grido, e anche qui racconta di una Grosse Koalition al contrario, stipulata dagli elettori di destra e di sinistra, talvolta consapevole, talvolta a reciproca insaputa.

A un certo punto la gente si stufa, e fa la Marcia su Roma, o il ’68, o il ’77, o il ’94, e a marciare oppure a occupare università oppure a votare per gente strana corrono i monarchici e i repubblicani, i mangiapreti e i parroci, gli operai e i figli dei padroni

Pensare di arginare tutto ciò con il “controllo del territorio”, nello stile di De Luca o di Mastella o coprendo di anatemi l’avversario, significa avere la vista corta. L’anomalia italiana va riconosciuta e indagata senza pregiudizi, e non deve farlo solo la politica dei partiti ma anche il giornalismo, quel che resta del mondo intellettuale, gli studiosi, e bisognerà finalmente che qualcuno si decida ad aprire i cancelli dell’ortodossia che racconta l’Italia come fosse l’Inghilterra o la Francia per far agire menti più attente, curiose e spigolose, più consapevole della nostra storia “diversa” e di una cultura nazionale fatta così: a un certo punto la gente si stufa, e fa la Marcia su Roma, o il ’68, o il ’77, o il ’94, e a marciare oppure a occupare università oppure a votare per gente strana corrono i monarchici e i repubblicani, i mangiapreti e i parroci, gli operai e i figli dei padroni, la destra, la sinistra e pure l’anarchia, così come altrove saltano sul treno di Podemos o di Ciudadanos persone con storie e convinzioni disparate.
Solo che altrove il blocco del vecchio contro il nuovo funziona ancora (per un po’), da noi non ha funzionato quasi mai.

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