«Gli attentati? Figli del fallimento della politica estera turca»

Intervista a Yavuz Baydar, blogger e giornalista turco che vive a Istanbul: «Il riavvicinamento con la Russia e Israele, la chiusura della frontiera con la Siria e la questione curda renderanno la Turchia un paese molto più vulnerabile»

Yavuz Baydar è un giornalista turco, blogger e cofondatore di P24, The Platform for Independent Media. Vive ad Istanbul, scrive su TZ e Bugun di politica interna ed estera turca, i suoi editoriali sono apparsi su New York Times, The Guardian, Süddeutsche Zeitung, El País, Al Monitor e Al-Jazeera.

Come può essere intepretato quest’attentato alla Turchia?

Intanto bisogna dire che ci sono state diverse avvisaglie negli ultimi giorni di possibili attentati a rappresentazione diplomatiche, in special modo a quella degli Stati Uniti. Altre warnings sono stati lanciati su alcune città giorni fa. Apparentemente dunque ci si aspettava un attacco di questo tipo. Per spiegare quanto avvenuto occorre evidenziare il probloma della frontiera tra Turchia e Siria dove gli scontri armati sono costanti ma soprattutto del coinvolgimento dell’esercito turco nelle operazioni militari e nei bombardamenti degli alleati nella regione. La frontiera tra Turchia e Siria è virtualemnte chiusa. Eppure ci sono diverse letture ed analisi che vedono la chiusura di questa frontiera – e la conseguente visibile collaborazione della Turchia con le forze alleate contro Daesh – come una possibile causa dell’escalation di attentati di matrice jihadista, un’escalation che potrebbe anche intensificarsi in Turchia nell’immediato futuro. Fonti dell’intelligence turca e rapporti dei servizi segreti occidentali confermano che i kamikaze sono stati inviati su territorio turco. Non bisogna dimenticare le centinaia di chilometri di frontiera tra Turchia e Siria che fino a poco tempo fa erano almeno virtualmente aperti a qualunque passaggio e infilitrazione. Oggi questa lunghissima frontiera è chiusa, sigillata a doppia mandata. A mio avviso, obbiettivamente, credo che questa chiusura sia diventata nel tempo problematica ed un fattore chiave per spiegare l’escalation degli attentati legati a Daesh su suolo turco.

Per spiegare quanto avvenuto occorre evidenziare il probloma della frontiera tra Turchia e Siria dove gli scontri armati sono costanti ma soprattutto del coinvolgimento dell’esercito turco nelle operazioni militari e nei bombardamenti degli alleati nella regione. La frontiera tra Turchia e Siria è virtualemnte chiusa. Eppure ci sono diverse letture ed analisi che vedono la chiusura di questa frontiera come una possibile causa dell’escalation di attentati di matrice jihadista

Come si può inquadrare quest’attentato all’interno della direzione che ha preso la politica estera della Turchia?

La politica estera turca, in particolar modo quella regionale, è ad un punto di stallo, anzi si può dire che rispetto ad alcuni anni fa, quando fu teorizzata e messa in partica dall’Akp, è definitivamente collassata provocando una lunga serie di sconvolgimenti. Questo ha portato ad un isolamento della Turchia a livello internazionale rispetto al fatto di considerarla come un attore chiave in Medio Oriente. Oggi assistiamo ad un’improvvisa retromarcia rispetto alla politica teorizzata alcuni anni or sono che ha portato al conseguente riavvicinamento con Israele e con la Russia. Molti parametri sono cambiati radicalmente e ciò ha a che vedere con la maniera in cui la Turchia è percepita oggi nel mondo arabo-musulmano, alla maniera in cui la Turchia è percepita nel segmento jihadista del mondo musulmano o con la maniera in cui la Turchia agisce all’interno e all’esterno della Turchia e come questa politica è vista nel resto del mondo musulmano. Si può perciò parlare a mio avviso di vera e propria “bancarotta” della politica estera turca nella regione, con Erdogan e l’Akp che tentano un estremo salvataggio. C’è un tentativo di riparare e di risettare la politica estera turca, quella politica che era stata disegnata dall’Akp all’inizio del suo mandato che voleva la Turchia come il paese leader del mondo musulmano. Oggi c’è un ripensamento ha portato ad un riavvicinamento con le potenze occidentali, ad un tentativo di riparare i rapporti con gli Stati Uniti, al tentativo di riparare i danni provocati nelle relazioni con la Russia, il cui ruolo è molto chiaro in Siria. Questa “inversione ad U” della Turchia, che da un certo punto di vista può essere considerata come vantaggiosa, può al contempo essere considerata come un elemento chiave nella trasformazione della Turchia in un obiettivo del terrorismo jihadista, e nella destabilizzazione della Turchia oggi e nel futuro.

Molti parametri sono cambiati radicalmente e ciò ha a che vedere con la maniera in cui la Turchia è percepita oggi nel mondo arabo-musulmano, alla maniera in cui la Turchia è percepita nel segmento jihadista del mondo musulmano o con la maniera in cui la Turchia agisce all’interno e all’esterno della Turchia e come questa politica è vista nel resto del mondo musulmano. Si può perciò parlare a mio avviso di vera e propria “bancarotta” della politica estera turca nella regione

Il riavvicinamento della Turchia ad uno status quo ante – dopo aver voltato le spalle a Ue e Usa in favore di una politica più mediorientale – ha reso dunque il paese più vulnerabile trasformandolo in un hub del terrorismo internazionale?

Il fallimento della politica estera dell’Akp ed il ripensamento turco hanno rafforzato le filiere jihadiste soprattutto lungo il confine con la Siria ed in general nel Sud del paese. Dato che i fattori sono cambiati la Turchia dovrà giocare oggi in maniera molto più cauta. E non dimentichiamoci del problema curdo che è epsloso contemporanemante. Ora però il riavvicinamento con la Russia e con Israele avrà altre conseguenze nel prossimo futuro, ovvero rendere la Turchia un paese molto più vulnerabile di quanto non fosse prima. Con il susseguirsi di questi attentati ci sarà ugualemnte un re-allineamento ed un’intensificazione della cooperazione con i servizi segreti non solo delle potenze europee o degli Stati Uniti ma anche di Russia ed Israele. C’è poi una reconfigurazione dell’equilibrio geopolitico con l’allinamento della Turchia al fianco di Arabia Saudita ed Israele per bilanciare il peso di Russia ed Iran. Una nuova configurazione che sta creandosi adesso ed è forse presto per capire cosa porterà a livello geopolitico. Di sicuro ciò può significare concretamente l’intensificarsi delle operazioni d’intelligence ma anche l’acuirsi della violenza jihadista all’interno del paese.

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