Il sospetto caso di Koko, il gorilla che sa parlare

È in grado di padroneggiare oltre mille parole di inglese e ne capisce in tutto duemila. Un inganno? Può essere. Ma se è vero è meglio di tanti esseri umani, anche inglesi

Anche le scimmie parlano. Del resto, il caso di Koko, la gorilla che ha imparato a comunicare con le mani grazie a un lungo percorso educativo, è già una star. La psicologa animale Francine “penny” Patterson ha impiegato molto tempo, ma alla fine è riuscita a inventare un codice comunicativo condiviso. E adesso Koko è anche la protagonista di un film documentario (insieme alla sua maestra). Un grande successo.

Come racconta il sito ufficiale della gorilla (che, si immagina, non è gestito da lei in persona), le due si sono incontrate per la prima volta nel lontano 1971. L’esperimento è cominciato subito: già a due anni aveva imparato oltre 80 parole (inglesi). Oggi ne padroneggia ben mille (più di molti inglesi, va detto), e ne capisce ben 2.000. Un record.

Adesso la signora gorilla può discorrere di gatti, di pianti, di solletico e di varie altre cose. Ma la sua unica interlocutrice è solo e soltanto la signora Patterson. Questo ha suscitato varie perplessità, soprattutto tra i più scettici. A loro avviso è molto poco credibile che un gorilla possa acquisire una proprietà così ampia. E il codice di comunicazione stabilito tra lei e la ricercatrice potrebbe essere tutto una montatura o, alla meglio una proiezione psicologica della Patterson stessa.

Critiche ingrate: il documentario le prende in considerazione e le sottopone all’attenzione dello spettatore. Sarà vero? Sarà falso? Difficile rispondere.

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