Viva la FifaInter venduta ai cinesi. Per Thohir è un affare, per Moratti no

Con la cessione del pacchetto di maggioranza nerazzura al Suning Group, il magnate indonesiano realizza una plusvalenza dimostrando un ottimo fiuto per gli affari. Quello che a Moratti, che oggi esce di scena, è mancato quando è toccato a lui cedere

La Cina è vicina, soprattutto al portafoglio di Erick Thohir. Meno a quello di Massimo Moratti. Se i numeri sono questi, chi ha fatto l’affare fino a questo momento è quello che per circa tre anni è stato dileggiato come il “filippino” e che invece, cedendo la maggioranza al gruppo cinese Suning, ha realizzato una plusvalenza. Moratti invece esce di scena: non comparirà più nei quadri nerazzurri dal 1995, anno in cui acquistò il club. All’ex numero uno non solo non è riuscita la “recompra” tramite il progetto dell’azionariato popolare – aveva dato mandato ai legali di capirne la fattibilità – ma l’operazione sul finale non si è rivelata nemmeno granché redditizia.

Dal canto suo, Thohir ha mostrato un certo fiuto per gli affari. Nel novembre del 2013, il magnate indonesiano ha formalizzato l’acquisto del 70% del pacchetto nerazzurro per 75 milioni di euro, la cui valutazione societaria complessiva ammontava a circa 350 milioni. L’accordo con Moratti prevedeva che Thohir si accollasse anche debiti per 180 milioni di euro. Debiti che il nuovo presidente nerazzurro ha di fatto girato alla stessa Inter. Come? Creando uno spin-off, la Inter Media and Communication, alla quale sono stati conferiti i contratti relativi allo sfruttamento del brand nerazzurro e che è stata usata come garanzia per il prestito arrivato da Goldman Sachs per la ristrutturazione del debito. In contemporanea, Thohir ha elargito dei prestiti fruttiferi alle casse societarie, appesantendone il debito. Di fatto, dunque, gli unici soldi spesi sono stati quei 75 milioni di euro per l’acquisizione del club.

(inter.it)

Dopo circa 3 anni che hanno visto una pesante ristrutturazione dei vertici societari, Thohir si è messo alla ricerca di un partner in grado di portare soldi freschi al club. E alle sue tasche. Il partner è stato individuato nel gruppo Suning, con sede a Nanchino e divenuto dagli inizi degli anni Novanta ad oggi un gigante nel campo della vendita di prodotti elettronici posizionandosi come terza azienda non di Stato più grande della Cina. I numeri di Suning sono importanti: il fatturato del gruppo è di 15 miliardi di euro all’anno, mentre il co-fondatore Zhang Jingdong secondo le stime di Forbes con un patrimonio personale di 3,7 miliardi di euro è il 28° uomo più ricco in Cina, il 403° al mondo.

Il fiuto di Thohir si è quindi indirizzato verso quello che al momento è il nuovo mercato del calcio più forte. Lo abbiamo imparato un anno fa, quando il magnate Wang Jianlin ha prima investito 45 milioni di euro per il 20% dell’Atletico Madrid, quindi per 1 miliardo di euro il suo gruppo di riferimento, Wanda, ha definito l’acquisto di Infront dal fondo Bridgepoint. In molti hanno letto l’operazione di acquisizione della società che si occupa di diritti tv, marketing e hospitality negli stadi come un modo per la Cina di mettere le mani sul calcio globale e, in particolare, sui Mondiali del 2026. Sì, perché sullo sfondo c’è il programma del governo cinese di investire sul pallone. Xi Jinping, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, ha in programma di portare la Coppa del mondo in Cina entro 10 anni. Ed è bastato questo per far sì che le grandi holding cinesi aprissero il portafoglio senza battere ciglio.

Ecco così che la Cina si è avvicinata sempre più all’Europa. In due modi. Da una parte con gli acquisti operati da club cinesi in Europa: vedi a titolo d’esempio i 42 milioni di euro spesi per Jackson Martinez e gli accordi stilati da re del calciomercato, Jorge Mendes; ma ci sono anche i 50 milioni spesi da Suning, proprietario dello Jangsu, per i brasiliani Ramires e Teixeira. Dall’altra ad esempio con i 400 milioni di dollari spesi dal consorzio cinese guidato dalla merchant bank cinese Citic e da China Media Capital Holdings (una società di venture capital specializzata nello sviluppo e crescita di aziende, oltre che in operazioni di mergers & acquisitions) per acquisire il 13% del Football City Group, il consorzio arabo che fa capo al Manchester City e ad altri club tra Usa, Australia e Giappone.

Alzando i ricavi dell’Inter in due bilanci da 133 a 188 milioni di euro, Thohir ha dimostrato ai nuovi acquirenti che il terreno per puntare sul brand c’è tutto. Unendo questo dato alla tradizione, si è fatto valutare l’Inter circa 500 milioni. E cedendo quasi il 70% del club, dopo aver speso 75 milioni per l’acquisizione (e restando socio di minoranza) ha realizzato – e realizzerà quando vorrà farsi liquidare tutta la sua parte – una bella plusvalenza.

Insomma, doveva prima o poi accadere che un top club italiano finisse nelle mani della Cina, dopo il primo storico arrivo dei cinesi al Pavia (dove non sta andando benissimo, dopo molte promesse iniziali). Thohir ha mostrato nell’occasione non solo ottimo fiuto per gli affari. Ci ha spiegato di fatto cosa sarà il calcio nei prossimi anni: un veicolo per grandi gruppi di fare ricavi usando lo sport più seguito al mondo, altro che i vecchi mecenati di un tempo. Un business dal quale uscire una volta realizzato un margine rispetto all’investimento.

Alzando i ricavi dell’Inter in due bilanci da 133 a 188 milioni di euro, Thohir ha dimostrato ai nuovi acquirenti che il terreno per puntare sul brand c’è tutto. Unendo questo dato alla tradizione, si è fatto valutare l’Inter circa 500 milioni. E cedendo quasi il 70% del club, dopo aver speso 75 milioni per l’acquisizione (e restando socio di minoranza) ha realizzato – e realizzerà quando vorrà farsi liquidare tutta la sua parte – una plusvalenza. Quella che non si metterà in tasca Moratti, dunque, che esce di scena alleggerito dalle pressioni del calcio ma anche da un po’ di banconote.

Ma sarà un affare anche per l’Inter? Le parole di Zhang Jingdong, pronunciate stamattina alla presentazione dell’accordo, spiegano molto: “Il Suning Group è entrata nel calcio un anno fa ed ora è già arrivato a far parte di uno dei top club europei. Acquisire l’Inter fa parte della strategia di Suning di diventare leader dell’industria dello sport entro i prossimi 5 anni. La crescita del calcio in Cina degli ultimi anni è stata incredibile, per questo Suning si sta avvicinando a questo mondo. Ci stiamo allargando in una nuova area per far crescere il nostro gruppo, il nostro brand anche fuori dai confini asiatici. Unirsi all’Inter fa parte della crescita del gruppo Suning e del calcio cinese. Vogliamo far tornare l’Inter in vetta”. Tradotto: investiamo nel calcio per fare profitti.

“Porteremo l’Inter in Cina nei prossimi 5 anni. Siamo stati la prima squadra italiana a visitare questo Paese 38 anni fa”, spiega Thohir, che resterà al momento presidente. “Colgo l’occasione per ringraziare Moratti e la sua famiglia”, aggiunge. E ci mancherebbe, visto il risultato.