Investimenti UePiano Juncker, l’Europa abbandona il Sud

Otto progetti infrastrutturali previsti dalla fase due del piano Juncker sono italiani. Ma sono quasi tutti sono distribuiti al Centro Nord. Il Mezzogiorno, e la Calabria soprattutto, restano a bocca asciutta

Non c’è spazio per il Sud Italia nei grandi finanziamenti europei. Su 64 progetti del piano Juncker, otto sono italiani. Ma solo uno è al Sud. Il Mezzogiorno, e la Calabria soprattutto, restano a bocca asciutta. Lo ha denunciato l’europarlamentare del Pse Gianni Pittella, che ha convocato un vertice con i governatori del Mezzogiorno a Bruxelles. Vertice al quale, però, si sarebbe presentato solo il presidente dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso, mandando Pittella su tutte le furie.

I commissari europei hanno stabilito che il piano per gli investimenti della Commissione europea sarà esteso oltre la scadenza del 2018 prevista in partenza, di fatto annunciando una fase due. Una buona notizia, se consideriamo che il piano è stato concepito come uno strumento per far ripartire l’economia europea e gli investimenti senza produrre nuovo debito pubblico. Dotato di un fondo di 21 miliardi, il Fei (Fondo europeo per gli investimenti strategici), e gestito dalla Banca europea per gli investimenti (Bei), il piano dovrebbe mobilitare fino a 315 miliardi di euro da spendere nella realizzazione di infrastrutture e grandi opere.

E l’Italia, insieme alla Francia, è il primo Paese beneficiario di questi fondi. Con ben 36 iniziative (aggiornate a maggio 2016), tra accordi di finanziamento e progetti infrastrutturali. Di cui 28 sono operazioni a beneficio di quasi 45mila imprese: ci saranno, in sostanza, accordi di finanziamento tra il Fei e le banche, che erogheranno nuovi prestiti alle piccole e medie imprese. L’investimento è di 353 milioni, dai quali ci si aspetta di generare 7,8 miliardi di investimenti. A cui si aggiungono si aggiungono otto progetti nelle infrastrutture, energia, trasporti e digitale, che hanno ottenuto finanziamenti per 1,4 miliardi di euro, che dovrebbero generare un investimento totale di 4,9 miliardi di euro e attivare oltre 3.200 nuovi posti di lavoro.

Ed è qui che casca l’asino. Tra questi progetti, solo uno riguarda il Sud, quello sul rilancio della raffineria di Milazzo, in Sicilia. Il resto, è tutto a Nord. E in particolare una regione, la Calabria, resta a mani vuote, non comparendo neanche nei piani di finanziamento alle imprese.

Tra i progetti finanziati dal piano Juncker, ci sono i 300 milioni investiti in Trenitalia per il potenziamento dei collegamenti ferroviari in Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte e Veneto con l’acquisto di nuovi treni e carrozze. A Novamont il Fei garantirà 15 milioni, da cui se ne dovrebbero generare almeno altri 93 e coprire le spese per la realizzazione di nuove tecnologie per la produzione di bio-plastiche e sostanze biochimiche a uso industriale e di consumo. Al Veneto verranno dati 120 milioni per l’ampliamento di un tratto della A4. Alla Finarvedi verrà finanziato un progetto di ricerca e sviluppo nella produzione dell’acciaio. Poi ci sono le interconnessioni elettriche tra Italia e Francia, lo sviluppo della rete gas e il piano per la banda ultralarga. Il gruppo Grimaldi ha ottenuto 200 milioni per l’acqquisto di nuove navi da impiegare nella rotta tra Europa e Nord America. Intanto, Milazzo a parte, il Sud resta a guardare.