Consigli per le vacanze: l’agenzia che ti porta in Corea del Nord

Dalla Cina partono esplorazioni turistiche per il Paese più misterioso del mondo: ci vuole un po’ di coraggio, non tanti soldi e la capacità di non scattare foto quando non si deve

I viaggi di gruppo sono quelli più sicuri? Dipende. Questo, senza dubbio, è il più originale. È la Young Pioneer Tours, una agenzia di viaggi piuttosto avventurosi che, dal 2008 (anno della sua fondazione) organizza simpatici percorsi in Corea del Nord. Sì, proprio lì.

La YPT ha base in Cina, e fin quiè normale. Con il tempo – sostiene sul suo sito – ha sviluppato una profonda conoscenza del Paese vicino: rapporti e relazioni “eccellenti” (cosa che, del resto, è piuttosto necessaria per entrare e muoversi in Corea) unite a una certa esperienza dell’area. Si può andare in gruppo o con percorsi individuali (sempre con la guida). È molto flessibile.

Propone viaggi a Pyongyang (e chi non ci andrebbe?) e in tutta la DMZ, cioè nella zona demilitarizzata (in quella militarizzata non si può entrare, né lo si consiglia. Anche avendo relazioni eccellenti). Poi c’è la possibilità di visitare altre zone: il Monte Paektu, ad esempio, o il Nord Est estremo del Paese. Oppure ancora Rason City, nel distretto economico speciale della Corea del Nord. I più sportivi potranno, se vogliono, correre alla maratona di Pyongyang o, se è inverno, farsi una bella sciata al Masikryong Ski resort.

Sì, ma è sicuro? Nella sezione Faq del sito non hanno dubbi: “È del tutto sicuro”. Anzi, “malgrado ciò che si dice sulla Corea del Nord, è con ogni probabilità uno dei Paesi più sicuri da visitare per i turisti”. Non abbiamo dubbi. Ci sono solo alcune avvertenze: si possono scattare fotografie, “ma non con tutte le lenti. Ci sono limitazioni”. E non in tutte le zone, “ma le guide le segnaleranno in modo attento”. In generale, è un no “per check point e zone militari”, mentre con la popolazione è sempre opportuno e cortese chiedere (ma questo, si sa, vale ovunque).

È proibito muoversi non accompagnati. Ci dovrà sempre essere una guida. Anche se, come spiega il sito, “ciò aggiunge solo misticismo all’intera situazione” (come no)- Non ci sono limitazioni di provenienza: il viaggiatore americano è il benvenuto (soprattutto i suoi dollaroni), come quello europeo (con i suoi euro luccicanti). Il sudcoreano no, e ci mancherebbe anche: un giorno sì e un altro pure minacciano di distruggerli e deportarli, figurarsi se li accolgono come turisti. Ah, lo stesso vale per i giapponesi. Infine, molto severo è lo sguardo sui giornalisti: devono avere un permesso speciale del governo per entrare.

In generale, è consigliato di tenersi per sé eventuali opinioni politiche discordanti (ma perché uno dovrebbe discutere, poi). Anzi: è una possibilità unica di sentire l’altra campana, che viene sempre soffocata dai media occidentali. Ci sono molti vantaggi, insomma, in questo viaggio. E poi le prese in Corea funzionano benissimo.

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