Esplosioni e autobomba, così è crollata Baghdad

La capitale irachena è nel caos. Le risposte del governo agli attentati terroristici si rivelano inefficaci e cresce la rabbia dei cittadini. Dopo l’invasione degli americani il Paese non ha più trovato pace

I morti sarebbero 215, i feriti 300. È il bilancio delle vittime dell’esplosione avvenuta a Baghdad la notte di sabato due luglio. Mentre l’Italia perdeva ai rigori contro la Germania, in Iraq un camion-bomba, approfittando della folla nelle strade in tempo di ramadan, è esploso uccidendo centinaia di persone, in larga parte ragazzi e bambini.

Un atto di terrorismo rivendicato dall’Isis. Il kamikaze alla guida del camion frigorifero stipato di esplosivo, si è fatto saltare poco dopo la mezzanotte. Il quartiere è quello di Karada, zona che, secondo i media occidentale, è considerata aperta e “occidentale”. E ora, per l’ennesima volta, l’Iraq piange i suoi morti.

Le istituzioni, intanto, proclamano tre giorni di lutto e ordinano l’esecuzione immediata dei terroristi detenuti nelle carceri del Paese. È una reazione che, però, suona inefficace. La rabbia dei cittadini è forte e le proteste sono all’ordine del giorno, come le esplosioni e gli omicidi.

A guardare i dati forniti da Iraq Body Counter, la situazione è disperata. Dal 2003 al 2016 il bilancio delle vittime civili in Iraq si aggira intorno alle 180.000, ma secondo alcune analisi ne andrebbero contate 10.000 in più. Il mese più tranquillo, gennaio 2010, ha visto 267 vittime. Quello più nero, luglio 2006, ne ha contate 3.298. Più di cento al giorno.


Da quando è cominciata l’invasione degli americani non c’è stato più un attimo di tranquillità nella regione. L’avanzata di al-Qaeda prima e dell’Isis poi ha lacerato il Paese. Questa immagine, propagata sui social da parte di Reza Akbari, studioso dell’Institute for War & Peace Reporting, è più esplicativa di tante parole: sono segnati, con i punti rossi, gli attentati con autobomba che hanno avuto luogo a Baghdad:

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