Mps, titolo in crollo, obiettivo evitare il bail-in

Il titolo crolla dopo la notizia di una lettera dell’Eba che impone di raddoppiare il piano di dismissione delle sofferenze. Un programma a cui sempre più probabilmente parteciperà Atlante 2. La negoziazione del governo con l’Ue per evitare di far pagare ai piccoli obbligazionisti il bail-in

Torna la bufera su Mps. L’ennesima, dopo le fiammate di inizio anno e a dispetto di una trimestrale che aveva stupito gli analisti in positivo (93 milioni di utili). La banca senese deve fare i conti con il passato, con la gestione pre-2012 che ancora pesa come un macigno. Sono 47 i miliardi di crediti deteriorati sul groppone della banca, di cui 24,2 netti. Per questo l’Eba, l’autorità bancaria europea, ha mandato una lettera, alla vigilia del voto sulla Brexit, in cui chiede che lo smaltimento degli Npl acceleri. Anzi, raddoppi. Tanto è bastato per mandare giù del 8,3% un titolo che nell’ultimo anno aveva già perso il 78% del valore, con un’accelerazione violenta a gennaio e poi dopo il voto nel Regno Unito. Ora la partita è politica e passa da due passaggi: trovare in tempi brevi i capitali per dare vita al fondo Atlante 2, che proprio su Mps potrebbe concentrare la sua potenza di fuoco (finora limitata dalla dotazione limitata). E contrattare con Bruxelles la possibilità che lo Stato ricapitalizzi la banca senza che questo faccia scattare le regole del bail-in e in particolare le penalizzazioni per gli obbligazionisti retail.

La lettera della vigilanza

Il piano industriale 2016-2018 di Mps ha individuato smaltimenti per 3,5 miliardi di euro di Npl, che si sommano ai 2 miliardi già tolti dal groppone nel 2015. Il percorso, d‘un tratto diventato obsoleto, prevedeva 1 miliardo di Npl da cedere nel 2016, un altro nel 2017 e 1,5 nel 2018. Operazioni che, va detto, non sono semplici. Le cronache degli ultimi mesi hanno dato risalto a una delle ultime vendite, per un valore di 290 milioni di euro, con una cessione a Kruk Group, società di recupero crediti fondata in Polonia; cessione che equivale a 40mila posizioni aperte. Un secondo intervento, da 200 milioni di euro, è invece bloccato. Per accelerare e centrare il piano, è stata bandita una gara per la gestione di una apposita piattaforma, gara poi vinta da Mediobanca. Lo scopo: classificare e fare incontrare meglio domanda e offerta, per evitare che tutto sia venduto in pacchetti che finiscono inevitabilmente per essere svenduti. Una valutazione più attenta delle sofferenze delle quattro popolari (Etruria, Marche, Ferrara, Chieti) ha portato, per esempio, la valutazione media dal 17,6% a oltre il 22 per cento. Mps li valuta in bilancio in media il 39% del loro valore nominale, in linea con le altre banche italiane. Vendere a meno significa aprire voragini nei bilanci degli istituti di credito e arrivare dritti alla necessità di nuovi aumenti di capitali.

Tutto questo percorso, tuttavia, appartiene al passato. Oggi contano i numeri pretesi dalla Bce: entro il 2018 gli Npl netti devono scendere da 24 a 14 miliardi. Gli stress test dell’Eba, l’autorità di vigilanza bancaria europea, sono in corso dallo scorso marzo e termineranno il 29 luglio. Mps in un comunicato ha fatto sapere che «i suddetti parametri (la riduzione di 10 miliardi di sofferenze nette al 2018 rispetto al 2015, ndr) sono in linea con gli obiettivi di un programma di specifiche azioni, recentemente approvato dai competenti organi della Banca e contestualmente sottoposto alle valutazioni della Bce, finalizzato all’incremento dell’importo delle dismissioni di non performing loans già previsto nel piano industriale 2016/2018». In altre parole, un piano per velocizzare le dismissioni è già partito. La nota aggiunge che nella “bozza” di decisione di Francoforte viene anche richiesto di fornire alla Bce entro il prossimo 3 ottobre 2016 un piano. Lo scopo? Definire quali misure possano essere adottate dalla banca per ridurre il rapporto tra il totale dei non performing loans ed il totale dei crediti (Npl ratio) al 20% nel 2018.

Il percorso di smaltimento dei crediti in sofferenza individuato dal piano industriale di Mps appartiene al passato. Oggi contano i numeri pretesi dalla Bce: entro il 2018 gli Npl netti devono scendere da 24 a 14 miliardi

L’ora di Atlante 2

Appunto, come ci si arriverà? Il punto è tutto qui, ed è ormai politico. Nel pomeriggio di lunedì, anticipa Repubblica, che ha anche dato la notizia della lettera Bce, ci sarà una riunione tra ministero dell’Economia e finanze, Cassa Depositi e Prestiti ed esponenti che hanno costituito il Fondo Atlante. Quindi, le fondazioni bancarie guidate da Giuseppe Guzzetti e le assicurazioni. Sul piatto c’è la costituzione e conferimento di capitali freschi ad Atlante 2, un secondo fondo destinato esclusivamente all’acquisto di Npl (Atlante ha finora solo effettuato le ricapitalizzazioni di Popolare di Vicenza e Veneto Banca). Nei giorni scorsi si è parlato di incontri tra il Mef e rappresentanti di casse previdenziali, con una moral suasion del primo per fare entrare le seconde in Atlante. Operazione che sarebbe però a rischio bocciatura Ue, visto il carattere pubblico delle casse. Certo è invece il conferimento di circa 600 milioni della Sga, la bad bank nata per gestire i crediti in sofferenza del crac del Banco di Napoli. Finora altre banche importanti, come Intesa Sanpaolo, hanno fatto sapere di non voler immettere altri soldi.

I contatti tra Mps e il fondo gestito da Quaestio sgr e guidato da Alessandro Penati sono in corso da tempo. Lo stesso Penati, all’inizio di giugno, al Festival di Trento, aveva fatto sapere la volontà di fare una sola (o al massimo due) grande operazione, su una sola banca, allo scopo di creare un vero mercato per gli Npl in Italia. Allo scopo sono state assunte decine di persone che stanno classificando in fretta e furia i crediti deteriorati. Non è ancora stato chiarito se il beneficiario sia proprio Mps, ma la banca sembra la principale indiziata.

Un’alternativa ad Atlante, aggiunge Repubblica, è «l’apporto delle sofferenze senesi a un veicolo specifico (tipo bad bank), che lasci l’onere di colmare lo sbilancio al compratore della parte “good” dell’istituto». Un compratore potrebbe essere Ubi, che però «intende considerare il dossier solo dopo l’intervento di ripulitura crediti di Atlante, o di consimili attori».

La lettera della Bce fa parte delle misure di intervento tempestivo che la vigilanza europea può intraprendere per evitare la risoluzione di una banca. Sottoporre una banca ad una procedura di risoluzione significa avviare un processo di ristrutturazione gestito dalle autorità. In base alle nuove regole sul bail-in, l’attivazione dell’intervento pubblico, come ad esempio la nazionalizzazione temporanea, richiede che i costi della crisi siano ripartiti con gli azionisti e i creditori attraverso l’applicazione di un bail-in almeno pari all’8 per cento del totale del passivo. Tra i creditori sarebbero colpiti gli obbligazionisti, soprattutto quelli con strumenti ibridi e obbligazioni subordinate, oltre ai correntisti con più di 100mila euro. Mps, così come le quattro popolari, ha in passato venduto abbondantemente obbligazioni subordinate a investitori al dettaglio. Si calcola che 60mila piccoli investitori abbiano in portafoglio quasi 5 miliardi in subordinati Mps. Le conseguenze sociali e politiche che si scatenerebbero in caso di applicazione del bail-in sono evidenti. Il nervosismo dei correntisti è stato evidenziato dall’ultima trimestrale (al 31 marzo) della banca, dove si dice che dopo i cali di borsa di gennaio c’è stata una riduzione (poi stabilizzata) della raccolta diretta nel segmento corporate, la più sensibile alle conseguenze del bai-in.

Mps, così come le quattro popolari, ha in passato venduto abbondantemente obbligazioni subordinate a investitori al dettaglio. Si calcola che 60mila piccoli investitori abbiano in portafoglio quasi 5 miliardi in subordinati Mps. Le conseguenze sociali e politiche sono evidenti

Il negoziato con la Commissione europea

Se questo scenario si potrà evitare lo diranno le prossime settimane. È in corso una negoziazione tra governo italiano e Commissione europea per capire se sia possibile attivare, nel caso di Mps l’articolo 32 della direttiva Brrd, quella che ha introdotto il bail-in. Secondo quell’articolo (al comma 4.III) sarebbe possibile una ricapitalizzazione in via precauzionale delle banche che non superano lo scenario avverso dello stress test. Significherebbe poter ricapitalizzare la banca con fondi pubblici senza che questo venga considerato un auto di Stato e senza che la banca sia messa in risoluzione. Come ha spiegato domenica 3 luglio un esponente comunitario anonimo al Sole 24 Ore, «le regole permettono di evitare un costo eccessivo per gli investitori non istituzionali nel caso di impatto sproporzionato o di rischi finanziari». È qui che si concentra la negoziazione: la Commissione è pronta nel caso a sospenderla per proteggere gli investitori non istituzionali, mentre l’Italia vorrebbe una sospensione estesa anche agli investitori istituzionali. I piccoli risparmiatori sarebbero protetti. Anche se, va detto, alle ricostruzioni degli ultimi giorni è bene fare la tara.