Parole inglesi che anche gli inglesi pronunciano male

Il fenomeno della mispronunciation è molto presente nella lingua. Spesso definisce le provenienze regionali, ma anche il grado di istruzione e l’estrazione sociale. Oltre alla maggiore o minore pigrizia

Tutto il mondo non anglofono lo sa bene: l’inglese è difficile da pronunciare. Uno dei motivi, oltre all’impiego diverso dell’apparato fonatorio nelle diverse lingue, non può mancare la totale e imprevedibile distanza tra suono e scrittura. In altre parole, lo spelling è un mondo a sé (e gli inglesi madrelingua, del resto, hanno più problemi con quello piuttosto che con la pronuncia – com’è ovvio).

Tuttavia, esistono casi in cui l’inglese non viene pronunciato bene nemmeno dagli inglesi. È un fenomeno chiamato “mispronunciation”, cioè, pronunce sbagliate, e si ritrova in tutte le lingue. Di solito caratterizza situazioni dialettali o ambienti di scarsa educazione. L’inglese, lingua di un mondo classista per eccellenza, non può che rilevarlo. Va detto, a onor del vero, che sono pochi i casi di mispronunciation conosciuti. E dizionari come il Merriam-Webster li comprendono.

Ad esempio, una parola come mischievous (dispettoso) può essere, appunto, dispettosa. La pronuncia corretta dovrebbe essere /ˈmɪstʃɪvəs/, cioè con l’accento sulla prima “i”. Più o meno così: mìs-civ-s. Esiste però una pronuncia alternativa, con uno spostamento dell’accento sulla seconda sillaba: cioè /mi’stʃivəs/, o anche mis-cì-vs. Questa seconda possibilità, considerata meno corretta ma non inaccettabile dai grammatic deriva, con ogni probabilità, dall’assonanza con parole come “devious” e “previous”, che terminano allo stesso modo.

Un’altra parola degna di considerazione è nuclear. Secondo il buon parlare, andrebbe pronunciato /ˈnjuːklɪə/, cioè njù-clia(r), con l’accento sulla “u”. Alcuni però, sulla spinta di parole come circular (/ˈsɜːkjʊlə/), preferiscono spostare qualche suono, trasformandolo in una specie di nùkiular (scritto meglio: /’nu-kjʊl-ə/) e alterandone lo spelling.

Infine, anche una parola facile come library, cioè biblioteca, può essere soggetta alle bizze della pronuncia. Per un anglofono /ˈlaɪbrərɪ/ può diventare /ˈlaɪbərɪ/, cioè può perdere la “r” (o quel suono strano che gli inglesi hanno al posto della “r”). Si chiama dissimilazione: è un fenomeno che si verifica quando due suoni uguali sono molto vicini all’interno di una parola. Uno dei due viene eliminato: è il caso di library, che perde la “r”. Ma succede anche con surprise (la prima “r” scompare) e con particular (che diventa “paticular“). Ma anche con government (qui scompare la nasale “n”, per lasciar spazio a govement).

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