Pompei, missione soccorso per la Villa dei Misteri

Anche il capolavoro dell'arte universale si trova in balia degli agenti atmosferici. È partito un programma di protezione, ma sono ancora tanti i preziosi reperti a rischio nell'area

Il viaggio orfico-iniziatico raffigurato su tutte le pareti della stanza, e lo sfondo è il celeberrimo rosso pompeiano. Siamo nella sala triclinare della Villa dei Misteri. L’affresco, che troviamo su tutti i manuali di storia dell’arte, si mostra agli occhi di coloro che varcano la piccola porta sulla parete nord. Le figure che a grandezza naturale partecipano al rito misterico raffigurato – da cui la villa prende il nome – sono diventate un emblema dell’arte occidentale.

Tutto questo splendore però è in pericolo: le strutture che lo coprono e lo proteggono – o meglio dovrebbero – stanno cedendo. Sono i ricercatori dell’Enea – agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – a dirlo. Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i risultati della seconda campagna di monitoraggio sulle strutture di legno, acciaio e cemento armato costruite tra gli anni ’50 e ’70: tante le criticità riscontrate, dovute per lo più alla pesantezza dei materiali, alle infiltrazioni delle acque piovane e persino alle vibrazioni della circumvesuviana che sferraglia a poca distanza.

La Villa dei Misteri non è l’unica ad avere questi problemi: tra Boscoreale, Stabia, Ercolano e la stessa Pompei si trovano una decina di siti in questo stato – e in tutta Italia ben 2000

Il monitoraggio è iniziato nel 2013, in seguito al crollo (l’anno precedente) di una trave in legno a copertura del peristilio, e mirava solo alla messa in sicurezza dell’area. La campagna di quest’anno invece punta, come spiega Bruno Carpani responsabile scientifico della campagna diagnostica: “a realizzare il primo modello di monitoraggio e diagnosi che potrà essere applicato ad altre domus con tipologie simili di copertura”. Infatti la Villa dei Misteri non è l’unica ad avere questi problemi: tra Boscoreale, Stabia, Ercolano e la stessa Pompei si trovano una decina di siti in questo stato – e in tutta Italia ben 2000.

Nel caso della Villa dei Misteri sono stati utilizzati complessi sistemi di indagine, come sismometri e resistograph per verificare eventuali lesioni interne ai materiali. Sulle travi in legno, in particolare, sono state fatte campionature al centro e sui punti di appoggio di ogni trave tramite termoigrometri – che misurano il livello di umidità – sclerometri – per la durezza del legno – e ultrasuoni. Sempre Carpani afferma: “Finora abbiamo constatato uno stato di degrado avanzato delle zone di appoggio di molte travi del peristilio, mentre risultano particolarmente vulnerabili all’azione sismica le strutture in calcestruzzo di alcuni ambienti, come i vani del quartiere rustico”. Inutile dire che la sala dell’affresco è quella monitorata con più attenzione.

Si tratta di un intervento importante soprattutto perché potrebbe rappresentare il punto di inizio di una politica di salvaguardia più decisa, che sarebbe da estendere a tutta la superficie di Pompei e non solo, in quanto oltre alle grandi domus è in pericolo l’intera città fino al più piccolo tassello di mosaico in balia dal turista affamato di souvenir. La mancanza di sensibilità per i danni al patrimonio archeologico purtroppo è un noto problema italiano. Tante sarebbero anche le iniziative da attuare per la valorizzazione dei reperti non classificati; la visione di magazzini a cielo aperto, di cui il sito è pieno, è la conferma di quanto scriviamo, come i molti quartieri chiusi al pubblico per problemi strutturali.

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