Lasciate che i musulmani entrino in chiesa, il resto sono chiacchiere e santini

La strana riprovazione di certi cattolici per l'iniziativa che ha portato gli islamici alla messa domenicale. Non si capisce cosa ci sia di controproducente per il cristianesimo, ma gli identitari si indignano

Vista la partecipazione alla messa di ieri di tanti islamici (si parla di 23 mila fedeli solo in Italia, anche se in questo caso le cifre sono sempre ballerine e manipolabili) in segno di solidarietà con i cristiani dopo l’uccisione del sacerdote Jacques Hamel in Normandia, c’è una cosa che stupisce più di tutte. Ed è, precisamente, l’indignazione di certi cattolici di fronte alla presunta violazione dello spazio sacro, quasi fosse stato “contaminato” dalla presenza musulmana.«Se c’è proprio una cosa che noi temiamo è vederci arrivare i ‘turchi’ in chiesa…» ha detto un anonimo prete al Tg4, e questa non è un’uscita isolata, ma la manifestazione di un sentimento diffuso. L’islamico in chiesa non ci deve entrare.

Il fatto stupisce: più o meno gli stessi che dopo l’agghiacciante aggressione francese (e dopo il delirante macello di Nizza, e dopo la mattanza di Ansbach) avevano chiesto ai musulmani di buona volontà una pubblica dissociazione dalla “guerra molecolare” in franchising allo Stato Islamico, l’hanno bene o male avuta. Non sarà totale, non riguarderà tutti gli islamici del mondo. Ma un piccolo segnale c’è stato. Solo che, per un qualche motivo imperscrutabile, ad alcuni non va bene.

La messa non è una cerimonia per iniziati, né tantomeno uno strumento identitario, è semmai un’occasione di conversione (remota? Forse, non importa) per chi vi assiste. Il resto sono chiacchiere e santini

Il fatto stupisce, non si capisce appunto. Anche perché – da quel che ci ricordiamo – in duemila anni di pensiero cristiano non esiste una sola parola autorevole che abbia mai vietato ad alcuno di assistere al sacrificio eucaristico, né a musulmani, né a buddisti, né ad animisti, né ad atei.

Poi magari il cattolico scettico sul corso della chiesa di Bergoglio (e su quello della chiesa moderna in generale) potrà aver da dire sulle tonnellate di retorica del “dialogo” interculturale che ha accompagnato la faccenda. O su alcuni episodi inquietanti, vedi pane non consacrato distribuito dai musulmani ai fedeli in chiesa a imitazione dell’Eucaristia. Roba, come avrebbe scritto René Guénon, da “controiniziazione”.

Si potrà anche ironizzare sulla melassa sparsa ad abundantiam sulle pagine di giornali, che hanno dipinto la faccenda come una redenzione, quasi la fine del terrorismo islamico. Rispettabili argomenti da critica della cultura, che c’entrano poco o niente con la sostanza dei fatti.
E i fatti sono i seguenti: in una prospettiva strettamente cattolica la messa non è una cerimonia per iniziati, né tantomeno uno strumento identitario, è semmai un’occasione di conversione (remota? Forse, non importa) per chi vi assiste. Il resto sono chiacchiere e santini.