Regole per parlare delle donne alle Olimpiadi senza sembrare sessisti

Come ogni quattro anni, il dramma si ripete. Non solo in Italia, ma anche all’estero. Al Guardian hanno sentito la necessità di stilare un prontuario: poche regole, ma chiare

Le arciere azzurre sono diventate “cicciottelle”, Rossella Fiamingo un’icona sexy: ecco, in generale, l’informazione italiana (ma non solo) non si è rivelata molto progressista quando si è dovuto parlare delle imprese delle atlete alle Olimpiadi. Se si tratta di donne, il registro sportivo all’improvviso cambia: cambiano i commenti, le osservazioni, le conclusioni. Come è ovvio, adottando una prospettiva sessista, anche senza volerlo.

Come denuncia questo articolo del Guardian, è un male diffuso anche all’estero. Questo, però, non deve consolare: semmai preoccupare. Per fortuna lo stesso articolo fornisce un prontuario di regole da osservare quando-si-seguono-eventi-sportivi-con-atlete-donne. Per leggerlo nella sua completezza, basta andare qui. Ma i punti salienti sono questi:

1) Requisiti

È bene:

scrivere delle donne allo stesso modo in cui scriverebbe degli uomini. Cioè, senza menzionare il genere tranne quando è necessario (cioè quando si cita il nome della disciplina sportiva). Un’altra eccezione riguarda la notoria questione del gender gap: se ne può parlare se le donne guadagnano meno, se hanno meno sponsor, se hanno una copertura minore e fatta peggio

È male:

Parlare dei trucchi, delle acconciature, delle messe in piega, dei vestiti (specie se succinti), delle facce più o meno sexy che fanno, delle voci, delle fattezze fisiche (cicciottelle, appunto). Proibito anche considerare le donne come appendici di uomini. Nel caso dello sport, di fidanzati, mariti, amanti e allenatori.

2) In caso di dubbio:

Girare la frase e immaginare di scrivere per un uomo ciò che si scriverebbe per una donna? Suona strano / fa impressione / sembra ridicolo?

: Allora riscrivere da capo.

No: Allora ok.