Cosa significa davvero “sayonara”

C’è chi lo usa a sproposito, credendo di dire un semplice "arrivederci". Questa abitudine provoca sconcerto nei poveri giapponesi, i quali però non sanno come reagire senza offendere l’interlocutore

Ci sono molte cose che gli Occidentali non capiscono del Giappone. Una di queste, come è ovvio, è la lingua. Non è una battuta, sia chiaro. È una osservazione che nasce da un aspetto piuttosto marginale ma, dal punto di vista simbolico, illuminante per inquadrare la relazione tra Giappone e il resto del mondo e le differenze culturali. Come si è già visto, in giapponese è difficilissimo dire “no” e la ragione principale è proprio nel grande rispetto che i nipponici provano nei confronti del loro interlocutore. Non è l’unica difficoltà, o l’unico malinteso, che sorge quando si frequenta, poco e male, la lingua di Tokyo.

Un altro aspetto, che diverte molto i nativi giapponesi (come testimonia questo scambio su Quora) è l’utilizzo molto libero del termine “sayonara”. Gli occidentali sono spinti a credere che significhi “arriverderci”, (come dimostra anche un passaggio del film The Intern, dove si dice “sayonara” al posto di “goodbye”) e lo utilizzano, per dare una coloritura orientaleggiante e ironica ai loro saluti.

Ignorano, i poveretti, che in realtà “sayonara” viene usato in contesti molto formali da parte dei giapponesi, e risulta piuttosto raro. Soprattutto, ha più una funzione di saluto di fronte a una separazione che si prevede molto lunga se non, addirittura, definitiva. Come si illustra qui, viene impiegato nelle separazioni e nei divorzi. Lo usavano le mogli dei soldati in partenza. Lo si utilizza prima di un lungo, lunghissimo viaggio, con solennità.

Insomma, la Cina sarà vicina, ma il Giappone è ancora lontano. E ogni parola rischia sempre di essere equivocata.

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