Fermi tutti, le fake news si trovano anche nel Vangelo

Falsi d’autore finiti nel Canone del Nuovo Testamento? Ebbene sì. Non tutte le lettere di San Paolo sarebbero di San Paolo. Alcune le hanno scritte altre persone, facendosi passare per lui. E influenzare non tanto delle elezioni, quanto una nuova promettente religione

Internet è piena di fake news. I giornali sono pieni di fake news. Tutto il mondo è pieno di fake news. Se non si sta attenti, si rischia di trovarle anche nel Vangelo. Fermi tutti: ci sono già, nel Vangelo, e da qualche migliaio di anni.

Per alimentare in modo costrutttivo il dibattito surreale sulle fake news (nuovo nome per indicare le bufale), ed evitare che prenda pieghe repressive – come sembrano augurarsi i governi liberali, insieme a Facebook e ad altre prestigiose testate americane (proprio quelle che, una quindicina di anni fa, insistevano sul fatto che in Iraq si trovassero armi di distruzione di massa) – è bene ricordare che i falsi ci sono sempre stati, che gli apocrifi fanno girare il mondo e che, a conti fatti, perfino nel Nuovo Testamento sono riusciti a infilare qualche bufala.

Ad esempio, le lettere di San Paolo, secondo il parere (quasi unanime) dei filologi/biblisti/teologi, non sono tutte autentiche. Per la precisione, ci sono molti dubbi sulla Lettera ai Colossesi e sulla Seconda Lettera ai Tessalonicesi, e ancora di più riguardano e la Lettera agli Efesini, la Prima e la Seconda Lettera a Timoteo e quella a Tito siano del tutto false. O meglio, fake.

La questione infiamma gli accademici da almeno 200 anni. Al centro ci sono considerazioni di carattere stilistico, linguistico, lessicale e – soprattutto – teologico. Basti un esempio: la Lettera agli Efesini. Dovrebbe essere stata scritta intorno agli anni 60, durante gli anni della prigionia a Roma. Ma secondo gli studiosi risalirebbe almeno all’80, venti anni più tardi, quando San Paolo non era più di questo mondo. Cosa è successo? Semplice, qualcuno ha scritto un falso, lo ha fatto così bene tanto da riuscire a infilarlo nel Canone ufficiale della Chiesa.

Per essere più precisi, si è di fronte a un autore più tardo, che imitava lo stile di Paolo (ma che si serviva per scelta di parole e concetti non paolini), avrebbe composto una lettera a suo nome – mentendo. Perché lo faceva? Per ampliare alcune idee espresse da San Paolo? O per influenzare con la forza della sua autorevolezza le comunità cui era indirizzata? Altro che Putin con Trump. Le idee di San Paolo hanno forgiato un mondo, una religione, un’epoca immensa della storia dell’umanità. E alcune di queste non erano autentiche. Erano dei fake, neppure segnalati con il bollino di Facebook.

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