Ma quale muraglia cinese: il muro persiano di Gorgan fu il più grande della storia

Doveva difendere il regno dei Sasanidi dalle incursioni dei popoli del nordest, intorno al mar Caspio. Un’opera di ingegneria militare imponente e scomparsa nei secoli sotto la sabbia, fino al suo ritrovamento nel 1999

Meglio dimenticare la muraglia cinese, mettere da parte il Vallo di Adriano e pure quello di Antonino. Il vero grande muro della storia venne costruito dai persiani, intorno al VII secolo d.C., nella zona di Gorgan, in Gulestan. Gli storici non lo hanno mai detto perché non lo sapevano: la scoperta è avvenuta nel 1999 e l’opera è ancora in fase di scavo – il quale, vista l’estensione, l’altezza e lo spessore della struttura, si preannuncia molto lungo.

In realtà, qualche traccia nella memoria collettiva era rimasta. Il muro era chiamato il “serpente rosso”, per la sua forma sinuosa e per il colore dei mattoni. Era lungo 195 km, e largo almeno sei metri per un massimo di dieci. Sorgeva a circa 200 chilometri dalle coste sudorientali del mar Caspio, vicino alla catena montuosa di Bilikuh. Era imponente, massiccio e incuteva timore, in paricolare grazie alle sue 30 fortezze militari, una ogni 10-50 chilometri. Un lavoro di ingegneria militare che, raccontano le leggende, era diventato una tentazione e un cruccio anche per condottieri storici e gloriosi come Gengis Khan.

Il suo compito era semplice: proteggere la regione dell’Ircania – ben coltivata, verdeggiante, ricca di acqua e di terreno fertile – dalle continue scorribande dei nemici. In particolare, degli Unni bianchi. A nord la regione era protetta dal mare, a sud dalle montagne. Il versante est (che più o meno conduce verso l’attuale Turkmenistan) era un fianco aperto che era necessario saldare. Gli attacchi delle popolazioni vicine erano molto impegnativi, anche troppo. La decisione di un muro, a un certo punto della storia – durante la dinastia Sasanide – venne considerata inevitabile.

I lavori, a giudicare dagli stili e dai resti di forni rimasti, furono anche abbastanza brevi. Il progetto, molto disciplinato, prevedeva la presenza di almeno 36mila militari lungo tutto il suo tracciato, suddivisi in guarnigioni e distribuiti nei fortini che costellano la struttura. Oltre a loro, c’era poco altro. Non sono sorti né città né villaggi temporanei intorno al muro e, c’è da supporre, la vita del soldato persiano dell’epoca, rintanato in una fortezza Bastiani centrasiatica, doveva essere molto noiosa.

Alcune parti, anche se non sono famose e si trovano fuori dai tracciati abituali, possono essere anche visitate. Ad esempio il villaggio di Kaser- Pishkamar si è impegnato a proteggere ciò che resta del muro, nel tentativo, fiero e orgoglioso come sa essere l’anima persiana, di mostrare a tutti quelli che vivono il presente le vestigia di un passato glorioso.

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