Mr. Erbil, i curdi che non sparano all’Isis ma che almeno si vestono bene

In Iraq è nato un club per gentiluomini che amano gli abiti di sartoria e la moda hipster. È un modo come un altro per tener viva la creatività in tempi di magra per l’economia (e non solo)

Ci sono notizie buone, notizie cattive e notizie mmhh. Questa appartiene al terzo genere: nel Kurdistan iracheno, o meglio nella Regione Curda Autonoma, nei dintorni di Erbil, è nato il primo fashion club per uomini, chiamato Mr. Erbil. Per combattere la noia e la povertà in un’area ormai desolata per colpa della guerra e della crisi (causata dalla guerra) un gruppo di ragazzi ha deciso di reagire vestendosi bene. O meglio, vestendosi all’Occidentale e ricopiando lo stile hipster (e questo è quello che trasforma la buona notizia in notizia mmhh).

Il loro primo ritrovo è avvenuto nel febbraio 2016: venti gentiluomini ben vestiti con giacche e scarpe (ma non calzini) e barbe molto lunghe (unico trait-d’union tra hipsterismo e tradizione mediorientale), nel mezzo di una crisi che ha messo in ginocchio l’economia della regione, ha deciso di riunirsi e farsi un mare di fotografie. Selfie, immagini di gruppo, scatti. Mentre i loro colleghi turchi sparano contro l’Isis e prendono legnate dai turchi, i bellimbusti iracheni se la spassano con pomeriggi vanesii e begli abiti di sartoria ricopiati da internet.

Ma attenzione: come ci informa la Bbc, l’operazione non è soltanto una svolta modaiola. È anche una forma di “movimento politico”. Come è possibile? Mr. Erbil è “anche un modo per rappresentare i giovani curdi iracheni che sognano una vita migliore e che, nel frattempo, cercano di promuovere la cultura curda nel mondo”. Purtroppo non si spiega bene come facciano, visto che gli abiti sono occidentali, e di tradizione curda, almeno nelle immagini sui loro profili Instagram e Facebook (seguitissimi, a dire il vero) se ne vede ben poca.

Più onesto il ritratto di Vocativ: sono ragazzi della gioventù dorata di Erbil, che dopo l’invasione americana del 2003 e la caduta di Saddam Hussein, hanno conosciuto una primavera economica e culturale mai vista prima. Hanno imparato l’inglese, scoperto la rete, conosciuto gli altri Paesi e raggiunto obiettivi come laurea e lavori di grande remunerazione. Purtroppo le cose sono cambiate: la guerra e l’Isis hanno ristretto le loro possibilità: “Un decennio felice si è interrotto bruscamente, lasciando i ragazzi a domandarsi: che fare?”.

Con meno tempo per lavorare, almeno – si sono consolati loro – c’è più tempo per la creatività. E hanno deciso di trarne un business. Prima con una linea di prodotti da barba, e poi con il club per uomini eleganti, Mr. Erbil, appunto. Un’idea che, dicono, si ispira a Pitti Uomo e al suo stile dandy e aristocratico. Uno spirito che vorrebbero cucire insieme a quello, più antico, dell’affendi, cioè del riccone nobile locale, sempre ben vestito e attento all’estetica.

Insomma, ci sono curdi che sparano e altri che si pettinano. Curdi che resistono e curdi che si impomatano la barba. Come si vede, le vie per il cambiamento sono infinite. Tutte molto strane, comunque.