Chi è Tobias Ellwood, il politico che ha cercato di salvare il poliziotto

Ha praticato la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco. Un intervento eroico ma inutile: l’agente morirà poco dopo. Fino a quel momento il parlamentare si era fatto notare per uscite poco felici e un carattere sfrontato

Non è certo uno che si tira indietro. Tobias Ellwood, sottosegretario di Stato al ministero degli Esteri, è passato all’onore delle cronache per aver tentato di salvare la vita del poliziotto accoltellato a Londra, nell’attentato terroristico del 22 marzo.

Insieme al personale medico, si è avvicinato all’uomo e ha praticato la respirazione bocca a bocca. Ha cercato di tamponare la ferita e lo ha assistito fino all’arrivo dell’eliambulanza. Una fatica che non è servita, purtroppo, dal momento che il poliziotto è morto poco dopo.

Fino a questo momento, Ellwood era conosciuto per mille altri motivi, e non tutti molto positivi. Nato a New York da genitori britannici, vive a Vienna e a Bonn, poi frequenta le università inglesi, con una laurea in economia ed entra nell’esercito, che lascerà nel 1996 con la qualifica di capitano. Non si fa mancare nulla, e fa un salto anche nel mondo della City, lavorando come senior business manager alla Stock Exchange.

Ma la sua vera vocazione è la politica: ci entra come collaboratore di un parlamentare, nel 1998, e viene eletto nel consiglio del distretto di Bacorum nel 1999. Due anni dopo tenta il grande salto alla politica che conta, ma non ce la fa. Pazienza, bastano quattro anni di sottobosco. Ci riprova nel 2005 e vince, grazie ai voti della zona di Bournemouth. Da quando sale alla ribalta la gente comincia a notarlo. Carattere indocile e ferreo. Con uscite non sempre popolari.

Ad esempio, riesce subito a offendere gli abitanti di Liverpool, che definisce “criminali”. Erano le solite “frasi estrapolate dal contesto”, sostiene. Lui si riferiva al problema, molto sentito a Bournemouth, dei pub locali comprati da persone provenienti da altre contee. Ma le scuse non funzionano e si guadagna il titolo di “nuovo Boris Johnson”. Lui tira dritto.

Già ministro ombra per la Cultura i Media e lo Sport, dal 2010, comincia il suo tour per le varie segreterie: Difesa, poi Europa, e poi alla Salute. Nel frattempo riesce a rischiare l’arresto, appena fuori da Westminster, per aver cercato, con maniere un po’ brusche, di staccare un manifestante contro la guerra dalle impalcature del palazzo. “Sono tempi strani, questi. Un parlamentare rischia l’arresto mentre un dimostrante può arrivare fino al tetto indisturbato”, dichiarerà. Pochi anni prima era stato picchiato da una gang di ragazzi nella sua zona, colpevole di essersi lamentato del fatto che giocassero a calcio in strada.

Ma lui non ha paura e non si tira indietro. Come quando nel 2015 ha fatto infuriare tutti gli inglesi chiedendo (e ottenendo) l’aumento del 10% dello stipendio per i politici, mentre il resto del settore pubblico era bloccato a un aumento dell’1%. Di fronte alle proteste farà spallucce: nonostante le sue 90mila sterline all’anno, “ero obbligato a contare i centesimi”, dirà.

Oppure come quando, pochi mesi dopo, risulterà anche lui tra i 26 parlamentari scrocconi, quelli che, nonostante i regolamenti, non avevano saldato le spese in eccesso (il limite da cui si parte è di 500 sterline) dell’anno precedente. Anche stavolta, tra i reprobi, c’era Ellwood.

Il suo carattere, però, ha anche dei lati positivi. È sfrontato, non si tira indietro. E quando c’è da salvare qualcuno, o almeno provarci, lui ha dimostrato di esserci. Sono azioni che fanno passare in secondo piano le spese non rendicontate e gli insulti a Liverpool. Quelle che contano, insomma. Anche se, purtroppo, non sono servite a niente.

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