La Bella e la Bestia? “Era una metafora dell’Aids”

Fu uno dei parolieri-sceneggiatori del film a spingere perché il dramma del personaggio della Bestia venisse ritratto con più umanità. Per lui, affetto dalla malattia, era un modo per raccontare il suo dolore quotidiano

La bella fanciulla sequestrata del suo carceriere. La donna che sceglie il proprio partner, alla faccia delle convenzioni sociali. Una storia d’amore romantica e che va bene per ogni periodo. La favola della Bella e la Bestia è tutte queste cose, certo. Ma il cartone animato del 1991 era anche un film sull’Aids.

Lo spiega al magazine Attitude il regista del remake Bill Condon, riferendosi al paroliere del cartone animato, Howard Ashman, che morì pochi mesi dopo l’uscita del film. Era da tempo malato di Aids.

Fu lui, spiega Condon, a far sì che la storia, all’inizio incentrata sulla figura di Belle, bella fanciulla bibliofila che finisce nei guai, si sposti sulla figura della Bestia, e e dia un ritratto più umano e meno ostile. “Fu una sua idea. Aveva appena scoperto di avere l’Aids e decise di rendere la Bestia uno dei due personaggi principali”. Per lui era “una metafora specifica dell’Aids. Era maledetto, e questa maledizione aveva provocato dolore a tutte le persone che gli volevano bene. Forse c’era la possibilità di un miracolo, un modo per rompere questa maledizione”. Insomma, era una cosa “molto concreta”.

Purtroppo i miracoli avvengono solo nelle favole. Ashman morì il 14 marzo del 1991, dopo solo quattro giorni di proiezione del film. Venne ricordato come uno dei primi omosessuali dichiarati del mondo dello show business.

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