Tunisia, chiusa discoteca: i dj avevano remixato il richiamo alla preghiera

Oltraggio al pubblico decoro. Offesa alla religione. Le autorità non si sono fatte attendere e hanno chiuso il locale, messo in galera il gestore e arrestato i due dj (europei)

I ragazzi stavano ballando in allegria nella discoteca di Nabeul, in Tunisia, quando, a un certo punto, è scoppiato il fattaccio. I due DJ (di origine europea, un britannico e uno svedese), forse su di giri per la serata, hanno messo una versione dance del richiamo alla preghiera del muezzin. Non sia mai.

Lo scandalo è scoppiato subito. La voce è girata in fretta e ne sono venute a conoscenza le autorità. Decisione immediata e inappellabile: chiusura della discoteca. “Abbiamo agito non appena abbiamo avuto conferma dei fatti”, ha dichiarato all’AFP il governatore Mnaouar Ouertani.

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Non solo: il gestore della discoteca El Guitoune, dove ha avuto luogo il pasticciaccio, è stato messo in prigione “per attacco ai costumi e oltraggio pubblico al pudore”. Lo stesso è capitato ai due dj, uno dei quali, il giorno seguente, era andato in Spagna per animare un’altra festa. Il 3 aprile però è stato arrestato, nonostante avesse anche presentato le sue scuse. “Noi non permettiamo gli assalti al sentimento religioso e al sacro”, ha ribadito il governatore. Un pugno di ferro che serve anche a placare le polemiche scoppiate nel frattempo.

La discoteca rimarrà chiusa fino al termine dell’inchiesta. Poi si vedrà. Di sicuro, se avesse messo il Padre Nostro, non sarebbe finito in galera nessuno. Né in Tunisia né in alcun altro Paese.

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