Tecnologia, i canguri mettono in crisi le auto che si guidano da sole

Gli animali, dal comportamento imprevedibile, non rientrano negli schemi dei rilevatori delle self-driving car: sia perché saltano, sia perché hanno un comportamento, di fronte alle auto, che non rientra in alcuna logica

Come sa chiunque si sia trovato a guidare lungo le strade dell’Australia, i canguri sono imprevedibili. Saltano a destra, a sinistra, senza motivo. Non si spostano di fronte alle automobili e, quando lo fanno, aspettano l’ultimo momento. Giocano con le auto: escono dalla carreggiata e vi rientrano all’improvviso, per tuffarsi sotto le gomme in una gara di velocità. Sono degli animali pericolosi. Non a caso, l’80% degli incidenti con gli animali avviene con i canguri. Se si aggiunge che sono, di norma, animali notturni, si capisce che anche la scarsa visibilità peggiora il quadro.

Il problema riguarda i canguri (che ci restano secchi), gli automobilisti (che ci rimettono un sacco di soldi, oltre che tempo) e – a quanto pare – anche i software per le macchine-che-si-guidano-da-sole.

Lo ammette (qui) anche la Volvo: i canguri sono un problema per i sensori. I loro movimenti, le loro evoluzioni mettono in difficoltà il sistema di radar e di telecamere che dovrebbe garantire una guida sicura. Sfuggono agli schemi, mettono in difficoltà i computer, creano caos. Salire su una self-driving car nelle notti australiane, per ora, non è una buona idea.

La casa automobilistica svedese si è posta come obiettivo di eliminare incidenti mortali con le sue macchine entro il 2020. Però deve fare i conti gli animali che saltano. Il suo Large Animal Detection, studiato per gli alci, i caribu e le renne, non funziona con i canguri: “Quando l’animale è a mezz’aria i sistemi lo individuano come un ostacolo lontano, per cui fanno procedere la macchina. Ma quando tocca terra appare – come è – un ostacolo vicino”. Per cui le frenate saranno improvvise, non tempestive, rovinose. La tecnologia deve ancora studiare.

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