Addio a Chantek, l’orango più intelligente di tanti esseri umani

Frutto di un esperimento di un’antropologa americana, sapeva comunicare 150 parole con i segni, capiva benissimo l’inglese, era educato, pulito e simpatico. Il mondo ne sentirà la mancanza

Era molto intelligente, l’orango Chantek. È morto pochi giorni fa, a 39 anni, allo Zoo Atlanta. Sapeva pulire la stanza, usare il bagno, addirittura mercanteggiare per ottenere il suo cibo preferito al prezzo più basso. Come per molti esseri umani, così anche per Chantek il più buono era il cheeseburger.

Nato nel 1977, allo Yerkes National Primate Research Center, in Georgia, Chantek ha passato i primi nove anni della sua vita a Chatanooga, nel campus dell’Università del Tennessee. Insieme a lui c’era Lyn Miles, un’antropologa americana diventata celebre proprio grazie a lui. Perché Chantek, la prima “persona orango”, altro non era che un enorme, lunghissimo esperimento. La scienziata, interessata a comprendere le origini del linguaggio – e al tempo stesso le abilità comunicative delle grandi scimmie – allevò Chantek, fin da quando era neonato, come se fosse un bambino. Più o meno, il Libro della Giungla al contrario.

La sua giornata tipo era scandita da una sveglia molto mattutina (alle quattro di notte), per la colazione. Poi c’era il momento toilette, che aveva imparato a eseguire come un uomo. Poi lunghe ore di comunicazione nel linguaggio dei segni. Chantek aveva imparato ben 150 parole nell’American Sign Language (perché il linguaggio dei segni, come forse non tutti sanno, non è universale) e capiva benissimo l’inglese parlato.

Quando fu trasferito allo Zoo Atlanta, si trovò in un ambiente molto favorevole. Più spazioso e con più persone con cui interagire. Continuò a comunicare con la lingua dei segni (aveva capito che si trattava di uno strumento universale e non di un codice privato, ridotto a lui e all’antropologa) e anche un amico orango con cui, vinta la timidezza, aveva cominciato a giocare come natura vuole.

“Ci mancherà tantissimo”, ha dichiarato Hayley Murphy, vicepresidente della Divisione Animali dello Zoo. “Aveva una personalità unica, travolgente. E modi speciali per relazionarsi con le persone che conosceva meglio. È stato un privilegio, per noi, averlo qui per 20 anni”.

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