Basta ipocrisie: anche in quest’epoca sono gli schiavi che fanno andare avanti il mondo

Nonostante la condizione legale di schiavo sia stata abolita secoli fa, gli schiavi esistono ancora. E sono tantissimi: secondo alcune stime accurate, almeno 21 milioni. Molti di più di quanti ce ne erano 500 anni fa

Sono sempre di più, ma nessuno lo vuole ammettere. Gli schiavi nel mondo, secondo i calcoli dell’economista Siddarth Kara, sarebbero almeno 21 milioni. Nel periodo compreso tra XVI e XIX secolo, che in tanti considerano superato per sempre, erano circa 13 milioni. Come si scrive bene qui, il primato appartiene a quest’epoca.

Lo studioso lo scrive nel suo ultimo libro, Modern Slavery, di prossima uscita, dopo una ricerca durata 15 anni, condotta in 51 Paesi e intervistando almeno 5000 persone (tutte vittime dello schiavismo). “Lo schiavismo – sostiene in una intervista al Guardian – è il terzo mercato più redditizio, dopo il traffico di droga e, al primo posto, quelle delle armi”. Facendo i conti, si scopre che ogni anno, nelle mani degli sfruttatori, piovono circa 150 miiardi di dollari. Per ogni schiavo, spiega, “il profitto annuale può variare da qualche migliaio di dollari a centinaia di dollari”. Sono stime, ma piuttosto precise, sostiene.

Il più diffuso è lo schiavismo sessuale. Secondo i calcoli di Kara, rappresenterebbe il 5% del totale. Ed è, di gran lunga, anche quello che genera più profitti: almeno 36mila euro a testa per ogni schiavo/a. Certo, sottolinea, è anche quello più presente nei media e più denunciato di frequente. Ma, come ricorda l’Onu, le modalità di sfruttamento dell’uomo sull’uomo sono pressoché infinite. Elemosina, bambini-soldato, matrimoni forzati, traffico di organi, vendita di bambini e lavori di ogni genere.

È qui il punto: spesso lo schiavismo si incontra tutti i giorni. Per strada, sul lavoro: è “diffuso nelle industrie dell’edilizia, o dell’agricoltura e della pesca, o dei lavori domestici”. Tutti settori fondamentali per l’andamento di un Paese. Nonostante i proclami, le belle parole e l’abolizione della condizione legale di schiavo, anche oggi – va ammesso – la modernità, per funzionare nel suo sistema, non riesce a farne a meno.