Quando gli attori erano tutti cani (veri)

Negli anni ’30 si diffuse una moda che durò poco: corti da proiettare prima del film principale in cui recitavano solo cani doppiati da uomini. Erano storie ispirate ai grandi successi della stagione. Ed erano, a loro volta, un grande successo anche loro

Gli attori erano dei cani, e non era un insulto. Accadde all’alba del cinema sonoro, quando Hollywood era travolta da una febbre sperimentale: nascevano le prime stelle, i primi kolossal e seguivano le prime satire. E così, dal 1929 al 1931, presi da chissà quale ispirazione, decisero di girare le Dogville Comedies, corti in cui gli attori erano cani vestiti da esseri umani, in cui affrontavano ogni genere di avventure. Gli “all-barkies”, insomma. Erano anche un modo per mettere in mostra il potenziale della nuova tecnologia, il sonoro: gli animali recitavano abbaiando e poi venivano doppiati con voci umane.

Questi “capolavori”, ormai dimenticati nelle pieghe della storia del cinema, venivano proiettati nei cinema prima del film principale. E anche se, a prima vista, potrebbero sembrare prodotti pensati per un pubblico di bambini, il vero target era adulto. Le storie giravano intorno a intrighi, tradimenti, omicidi (canicidi), perfino il cannibalismo.

Alcuni titoli erano: College Hounds, che riprendeva il celebre College, di Buster Keaton, con tanto di partita di calcio tra cani. Poi, Hot Dog, soave gioco di parole in cui un marito cane trova la moglie cagna che lo tradisce con un altro cane. E ancora: Who Killed Rover, il thriller. E The Dogway Melody. O Love Tails of Morocco, Two Bark Brothers, Trader Hound.

 https://www.youtube.com/embed/RqdnUWRoxYs/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

 https://www.youtube.com/embed/K7w25SK0gRU/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Le riprese erano molto apprezzate negli studios. Anche grandi attori come Greta Garbo amavano, tra un film e l’altro, guardare i cani mentre venivano ripresi. Era un modo per rilassarsi, divertirsi, e prendersi poco sul serio. Gli stessi cani erano selezionati da razze miste, perché secondo il produttore “dimostravano una maggiore propensione alla vita di gruppo”, lontani “dalle tendenze divistiche di chi ha illustri pedigree”.

Ma la gloria, anche per gli animali, dura sempre un momento. Nel giro di un paio di anni, anche a causa delle proteste di alcuni gruppi animalisti, e soprattutto del cambiamento di umorismo e di gusti, il film-canino smise di essere richiesto. Si chiuse cuccia e burattini. I cani vennero liberati e nessuno, dopo poco, ci pensò più.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta