Altro che giochini sugli smartphone: l’invecchiamento del cervello si combatte in palestra

I brain-trainer servono solo ad ammazzare il tempo. Se si vuole preservare le proprie cellule cerebrali bisogna darsi da fare correndo e sollevando pesi

Davvero esiste chi crede che i giochini per allenare la mente funzionino? Ecco, no. Non funzionano. Non c’è nessuna prova, nessuna dimostrazione, niente di niente: i brain trainer tanto diffusi sono un simpatico passatempo, utile per i lunghi viaggi ma del tutto inutili se si vuole migliorare le capacità cognitive.

Al contrario, l’attività fisica aiuta molto. Sembra un paradosso, eppure un po’ di aerobica migliora la memoria spaziale e quella verbale. E sollevare pesi contrasta il (naturale) restringimento cerebrale. In linea di massima, può bastare anche solo camminare per una mezz’ora più volte a settimana. Il cervello ne trarrà giovamento.

Ma come si spiega? Questione di chimica: il movimento e l’esercizio stimolano la produzione di una proteina, il BDNF, o Fattore neurotrofico cerebrale. Il suo compito è importante: contribuisce a mantenere in vita i neuroni già esistenti e a favorire la crescita e formazione di nuovi. È fondamentale per tutti i processi che sostengono la memoria a lungo termine.

Intervenire in questo modo, cioè muovendosi, è decisivo a tutte le età. Fin da quando si è piccoli, l’attività fisica aiuta la capacità di concentrazione e l’abilità di saltare da una attività cognitiva a un’altra, senza eccessivi impedimenti. Questo continua, in forme e modi diversi, anche nell’età adulta. Insomma, gli esercizi rendono più intelligenti chi li fa. I giochini sugli smartphone, invece, rendono solo più ricchi chi li vende.

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