La Bond Girl è esistita davvero: amò Ian Fleming ma lui la tradì

Fu una storia durata per nove anni: lo scrittore inglese fu fedifrago, ma lei lo perdonò ogni volta. Quando morì in un incidente di guerra, Fleming sentì tutto il senso di colpa per il male commesso

È esistita davvero, lo amò nel profondo e fu trascinata via da una morte violenta. È la storia di Muriel Wright, la donna che ispirò lo scrittore inglese Ian Fleming, il creatore di James Bond. Bella, inglese, aristocratica, fu insieme una modella e una giocatrice di polo. Conobbe (e si innamorò di) Fleming ancora ventunenne, durante una vancanza in Tirolo. I due rimasero insieme per ben nove anni. E non furono tutti felici.

Lo scrittore, proprio come il suo personaggio più famoso, era un donnaiolo impenitente. Per innumerevoli volte tradì la compagna (e lei chiuse sempre un occhio), facendo infuriare la famiglia e il fratello di lei (che addirittura arrivò a minacciare Fleming di colpirlo a frustate). Lui, che pure non aveva stima delle donne (“sono come i cani”, disse una volta), la vezzeggiava chiamandola Mu, o Moo Moo. Alla fine, però, le sue scappatelle divennero incontrollabili e la storia finì.

E qui arriva la parte tragica: nel marzo del 1944, Muriel Wright, assoldata per fare la guardiana di volo durante la Seconda Guerra mondiale, morì uccisa in un attacco aereo dei nazisti. Fleming in persona fu chiamato per identificare il corpo e, come raccontò poi, rimase sopraffatto dal senso di colpa per tutti i tradimenti che aveva commesso. Si sentì male e soffrì a lungo. E poi, quasi come una forma di espiazione, decise di inserire la sua antica fidanzata in ogni suo libro. A recitare la parte della Bond Girl.

Una scelta bizzarra: a ben guardare, non si direbbe un tributo alla memoria poi tanto rispettoso. Il suo antico amore, tradito più volte e perduto per sempre, viene trasformato – ogni volta – in una bellona il cui unico ruolo di rilievo è quello di oggetto sessuale, dall’eloquio spinto e con forme generose per il consumo di massa, spesso destinato, come lei, a una morte violenta. A godere dei suoi favori, poi, sarà un agente misogino e supermacho, antidoto alle frustrazioni del maschio moderno, fascinoso e imperturbabile.

Non è la storia d’amore più bella di sempre. Non è Paolo e Francesca. Ma del resto lo scrittore fa quello che può, e Fleming non è Dante. A suo modo anche lui l’ha resa eterna, inserendola in ogni suo romanzo. Una terapia e un ricordo. Se è riuscito a levarsi il senso di colpa, non è dato sapere.

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