Tre consigli dalla Danimarca per difendersi dalle inondazioni

Copenhagen è all’avaguardia nei progetti di adattamento al cambiamento climatico. Qualcosa da imparare c’è sempre, soprattutto per prevenire allagamenti e alluvioni

Il livello del mare crescerà: secondo gli scienziati è questione di poco tempo. Ormai non c’è politica ambientale oculata che tenga, e visto che le occasioni per evitare il peggio sono state sprecate, tanto vale prepararsi al peggio. Ad esempio, alle future inondazioni delle città italiane.

Come si spiega in questo interessante video del World Economic Forum, la Danimarca è, su questo aspetto, già più avanti. L’ex ministro per l’Ambiente Ida Auken (legislatura 2011-2014) presenta le sue tre principali raccomandazioni per mettere in porto un sistema efficace per la prevenzione delle inondazioni.

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Primo punto: la mappatura. Ogni zona a rischio, spiega, deve essere conosciuta e studiata con cura. In particolare, devono essere chiari i rilievi, cioè le aree più alte e quelle più profonde, per determinare in anticipo le direzioni che prenderà l’acqua. E, se possibile, anticiparla con un sistema di convogliamento.

Il secondo punto è la diretta conseguenza del primo: ogni municipalità dovrà avere un sistema di emergenza pronto e collaudato. I pompieri e le forze dell’ordine devono sapere dove intervenire, anche lanciando sacchi di sabbia per proteggere zone delicate. “Ad esempio, gli ospedali. O alcuni centri commerciali molto frequentati”. L’importante è essere pronti ad agire nel momento in cui servirà.

Infine, il terzo punto: una maggiore creatività nelle infrastrutture. Significa che tutti devono immaginare nuovi modi per immagazzinare, bloccare, deviare le acque. E allora, anziché spendere “una cifra ben precisa per creare una cisterna, che è fatta di cemento e che occupa spazio”, si può immaginare di costruire, “con la stessa cifra, una rampa per skateboard”. Assurdo? “No. È cava e può immagazzinare, quando piove tanto, l’equivalente di 25 piscine. Al tempo stesso è uno spazio di incontro e di divertimento della città”.

La Danimarca, certo, non è l’Olanda. Ma da tempo il Paese ha cominciato ad attrezzarsi. Anche perché, nel 2011, Copenhagen venne colpita da un’alluvione che provocò danni per oltre un miliardo di euro. La cosa servì da lezione: da quel momento è stato messo in cantiere un progetto ventennale per tutto il Paese per adattarsi alle nuove condizioni globali. Si è deciso di spendere molto ma, almeno, quando sarà il momento, non ci saranno danni né problemi per nessuno.

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