Brutte e tristi, perché le chiese contemporanee sono il più grande invito all’ateismo

Un libro di Angelo Crespi spiega perché le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali, e perché l’idea di progresso ha reso l’arte religiosa irrilevante

Si può essere atei o agnostici, acattolici con sbattezzo o cattolici ma su un punto si può essere tutti placidamente d’accordo. Buona parte dell’architettura cattolica contemporanea è in genere respingente, antipatica, brutta.

E non allarghiamo il discorso ai monumenti religiosi, magari ci si limitasse al buon vecchio kitsch, ai Cristi a braccia aperte in cemento pressofuso, o alle Madonne dal vestito blu troppo elettrico e i capelli color Donald Trump, dal momento che esistono terribilità come il monumento a Padre Pio alla Rotonda di Pentri, un incubo che sembra fatto apposta per indurre sentimenti di odio nei confronti del fraticello di Pietrelcina.

Per restare alle chiese, e a Padre Pio, si possono notare le tre costruzioni sacre che si trovano a pochi metri l’una dall’altra a San Giovanni Rotondo. La prima chiesetta del monastero delle Grazie, ultimata nel 1676, un dignitoso (e contenuto) barocco meridionale.
A fianco c’è la nuova chiesa, progettata da Giuseppe Gentile e ultimata nel 1959, più grande, invasiva, fredda.
In basso la chiesa nuovissima, progettata da Renzo Piano, e inaugurata nel 2004, un mostro di 6000 posti dalla forma parecchio incerta, senz’altro non riconoscibile come chiesa. Qualcuno ci ha visto vari riferimenti a un tempio massonico. Altri meno apocalittici si limitano a notare che lo schema architettonico ricorda il ventre di una megattera.
Tre monumenti così, a pochi metri l’uno dall’altro fanno riflettere. Sull’antico, sul moderno, sul contemporaneo. E sul concetto di progresso in religione. Diciamola schietta: viene il sospetto che l’idea di progresso in religione sia, tuttosommato, una gran cazzata.

Tre monumenti così, a pochi metri l’uno dall’altro fanno riflettere. Sull’antico, sul moderno, sul contemporaneo. E sul concetto di progresso in religione. Diciamola schietta: viene il sospetto che l’idea di progresso in religione sia, tuttosommato, una gran cazzata

E questa sembra l’idea di fondo che percorre Costruito da Dio. Perché le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali di Angelo Crespi (Jonh & Levi, pp.136, 11 Euro). Crespi è giornalista e saggista di gusto ed esperienza, ha curato edizioni e mostre, ha scritto un pamphlet anti-zeitgeist come Ars Attack. Il bluff del contemporaneo (sempre per Jonh & Levi), ed è stato ispirato a scrivere quest’ultimo libro, a quanto racconta nelle prime pagine, da un cesso.

Trovandosi in una chiesa del Nord Italia, “la chiesa moderna più brutta del mondo”, Crespi si è accorto che la porta della toilette si trovava proprio lì, a due passi dall’altare. Che l’eucaristia veniva celebrata in prossimità del water. Crespi ricorda che la toilette è anche, in un certo senso, l’emblema dell’arte contemporanea, e che alla Tate Gallery di Londra migliaia di persone all’anno si fermano in contemplazione del cesso di Duchamp. Da qui l’idea di scrivere un libro che racconti lo stano cortocircuito (per dirla in modo maleducato) tra cesso ed eucaristia o (per essere un tantino più urbani) tra civiltà de-sacralizzata e architettura sacra.

La verifica puntuale dello stato dell’arte (sacra) di Crespi mostra, punto per punto, passo per passo, come l’architettura religiosa abbia assorbito i canoni estetici di un’iconoclastia sempre più totalizzante. E possiamo benissimo aver letto Lo spirituale nell’arte di Kandinskij, e pensare che alla fine tutta la spinta all’astrazione non sia altro che una fatale nostalgia di Trascendenza recuperata come vuoto, come infinito che si riduce a indefinito, come collasso dei contenuti. Ma il risultato quello è. Una prevalenza del brutto, del nulla, che invade gli spazi comunitari dedicati alla religione.

Del brutto, del nulla, del freddo. E non è una metafora: nella chiesa di San Paolo Apostolo di Foligno progettata da Massimiliano Fuksas, un cubo di cemento, realizzato dopo il terremoto del 1997, i fedeli d’inverno non riescono a stare. Si gela. Sono costretti ad ascoltare la messa nel salone parrocchiale, perché all’interno non si resiste. E i vincoli estetici imposti dal progettista non permettono di intervenire dotando l’edificio di un sistema di riscaldamento adeguato.

Ancora una volta sembra realizzarsi la profezia del filosofo Augusto Del Noce «ogni presunta avanguardia cattolica, in realtà, è sempre la retroguardia del progressismo di ogni maniera»

Ed è tutta una galleria degli errori (ma errare non è il senso della ricerca, secondo la modernità?) e degli orrori (ma l’horror non è un modo di recuperare una aderenza metafisica in absentia secondo la modernità?) quella raccontata da Crespi nel suo libro. Dalla chiesa di Santa Maria della Presentazione a Roma progettata dallo studio Nemesi alla alla chiesa del Santo Volto a Torino progettata da Mario Botta. Ci sono anche significativi accenni alla presenza del Vaticano alla Biennale di Venezia, sotto l’egida del Cardinale Gianfranco Ravasi. Esposizioni con titoli (con tutta probabilità involontariamente) autoironici come “Creazio-ne, De-creazione, Ri-creazione” e mai una volta che sia stata mostrata la croce.

Secondo Crespi a questo movimento antisacrale dell’architettura religiosa corrisponde il proliferare e il trionfare di nuovi spazi sacri, laicamente sacri. I musei. Che raccolgono ripropongono, offrono, vendono, pur con tutte le contraddizioni del sistema dell’arte contemporanea una sorta di contemplazione spendibile, gestibile, socialmente agibile. E sempre più diffusa. E infatti mentre di chiese se ne fanno sempre meno, di musei se ne costruiscono sempre di più.

Per rimanere al tema religione e progresso, ancora una volta sembra realizzarsi la profezia del filosofo Augusto Del Noce «ogni presunta avanguardia cattolica, in realtà, è sempre la retroguardia del progressismo di ogni maniera». E dato che oggi capita di incontrare preti di gerarchia e responsabilità che ripetono cose come ”La parola chiave è e-vo-lu-zio-ne!” o che parlano della dialettica di Hegel come “una cosa bellissima” (sì, Hegel, siamo in piena fregola storicista, a proposito di retroguardia dell’avanguardia) come è capitato di recente a chi scrive, viene da alzare le mani. Non tanto evocando San Nicola, che si festeggiava qualche giorno fa, e le sberle contro l’eretico Ario, quanto in segno di resa.
Non si può consigliare al prelato in questione di leggere Luigi Pareyson, ma al massimo un giro delle sette chiese. Progettate da architetti contemporanei. Senza riscaldamento. E con toilette a vista.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta