Adesso Trump ha un nuovo nemico: i fossili dei dinosauri

La decisione del presidente Usa di restringere le aree naturali protette americane per favorire le attività estrattive ha suscitato molte polemiche. Prima i nativi, poi gli ambientalisti. Ora anche i paleontologi, che parlano a nome di specie che, scomparse da milioni di anni, non possono difendersi

Neanche da fossili c’è pace per loro. A quanto denuncia il Guardian, la decisione del presidente Usa Donald Trump di ridisegnare i confini dei parchi nazionali potrebbe andare a danneggiare anche un’area di studi e lavoro spesso dimenticata: la paleontologia. Per esempio il caso del parco nazionale di Bears Ears: l’ex presidente Obama aveva deciso, per preservare il patrimonio naturalistico, di estendere e rafforzare le protezioni giuridiche dell’area. Trump, al contrario, per favorire l’attività estrattiva di uranio e di energie fossili ha pensato bene di ridurre l’area sotto proezione speciale dell’85%.

E allora tutti hanno protestato: i nativi, che vivono nella zona. I naturalisti, che hanno a cuore la conservazione dell’ambiente. I nemici di Trump, che ogni volta che possono scendono in piazza contro di lui. I dinosauri, invece, che sono lì da milioni di anni, non hanno potuto dire nulla. In compenso per loro si sono mossi i paleontologi, preoccupati di perdere la possibilità di portare avanti alcune promettenti campagne di scavo. Una di queste, iniziata dal professor Rob Gay quasi per caso, “potrebbe durare decenni”, come spiega, e portare alla scoperta di centinaia di ossa – in teoria, potrebbe perfino rivoluzionare gli studi.

All’inizio Gay e la sua squadra erano convinti di aver ritrovato i resti di un poposauro, una strana combinazione tra dinosauro e coccodrillo. Ma si sbagliavano: “In quell’area ci sono i resti di almeno tre specie diverse”, dice, e una di queste è addirittura una novità per la scienza. Una sorta di rettile grande come un cane di medie dimensioni. “Se non ci fossero stati questi scavi non avremmo nemmeno saputo dell’esistenza (passata) di questa specie”. Insomma, una cosa importante. Ma sembra che, comunque, non ci sia nulla da fare.

Il rischio è che il restringimento delle aree protette, anche se non andasse a colpire in modo diretto le aree di scavo, potrebbe comunque provocare dei problemi. Basterebbe “che l’area d’azione delle attività estrattive sia vicina perché le aziende decidano di recintare la zona, impedendoci di accedere agli scavi”. E lasciando il tutto alla portata dei saccheggiatori, che vanno ad alimentare il mercato nero dei reperti antichi.

È, insomma, il triste destino di queste bestie ancestrali: essere le vittime dei grandi astri della storia. Prima, 65 milioni di anni fa, un meteorite che si è abbattuto sulla Terra. Ora, invece, vengono ricolpiti da un altro astro, che si è abbattuto, stavolta, sul Partito Democratico.

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