Borges: “La vita è sopportabile perché esiste la morte”

Reportage da Buenos Aires. Parla Liliana Heker, scrittrice argentina tra le più grandi, e amica di Borges: “Sono grato alla morte" diceva l’autore “è la cosa più grande che può darci la vita”

Le città sono concetti in cemento, acciaio, vetro. Il tentativo – illusorio, labirintico – di dare una forma a ciò che fugge e muta, incessantemente. Buenos Aires. ‘Aria buona’, più o meno. Vago da solo, la mattina. Estate. 28 gradi. Le città sudamericane hanno asfaltato il selvaggio. L’uomo ha sedotto e assopito e sottomesso una natura che urla, che si muove. Buenos Aires è come un giaguaro con selle di cemento sulla schiena e una museruola d’acciaio a sedare i denti. Le città sudamericane, in genere, sono brutte. Buenos Aires ha il fascino di un luogo irreparabile: gente è giunta fin qui, alla foce del Rio della Plata, costellando ciò che si muove, senza sosta, il fiume, l’appariscente speranza delle foreste, di edifici inevitabili e ‘parigini’. Buenos Aires – dicono i cittadini, con un ego geograficamente infinito – è una città ‘europea’.

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