Cosa facevano i pirati nel tempo libero? Leggevano libri

Che sulle imbarcazioni ci fossero piccole biblioteche era già noto. Non era chiaro però quali fossero i gusti letterari dei filibustieri: un ritrovamento importante lo ha rivelato

Cosa facevano i pirati nelle lunghe ore di bonaccia? Leggevano libri. In mezzo all’oceano, abbandonati dai venti all’inazione, tra un bicchiere di acquavite e una canzonaccia, si immergevano nella lettura. È la scoperta – a suo modo sensazionale – del North Carolina Department of Natural and Cultural Resources, che è riuscita a scovare 16 piccoli frammenti di carta di libro dentro ai cannoni della Queen Anne’s Revenge, nave pirata del 1718 andata perduta e poi ritrovata nel 1996, sulle coste della North Carolina.

Che sulle imbarcazioni ci fossero piccole biblioteche era già noto da tempo. Ma quali erano i loro libri preferiti? Quali argomenti li interessavano di più? Che domanda: i viaggi per mare. Dopo una lunga e fitta ricerca, gli scienziati sono riusciti, partendo dai frammenti, a individuare uno dei volumi. “Prima abbiamo selezionato delle parole chiave”, e poi sono passati al setaccio delle possibilità. “La parola ’Hilo’, individuata in uno dei frammenti rinvenuti, ha portato alla prima svolta”. Con un confronto serrato di decine e decine di manoscritti e stampe di viaggi di mare dell’epoca, sono riusciti a individuare l’originale: un’edizione del 1712 di A Voyage to the South Sea, and Round the World, del capitano Edward Cooke (non quel Cook)

Un libro importante: tra le varie avventure che vengono raccontate, insieme alla discesa lungo il Rio delle Amazzoni e la descrizione delle Galapagos, c’è il resoconto del salvataggio del capitano Alexander Selkirk, il marinaio scozzese abbandonato per anni sull’isola di Juan Fernandes, nel Pacifico del Sud. Personaggio che ispirerà Daniel DeFoe per la scrittura di Robinson Crusoe, del 1719.

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