Il futuro è poliglotta: ecco le lingue da far studiare (subito) ai tuoi figli

Oltre all’inglese – cosa ovvia – si raccomanda di far imparare anche altre tre lingue. Tra queste, lo diciamo subito, non figura lo spagnolo, ed è un mistero

Il mondo cambia e anche i bambini inglesi si dovranno adeguare. Se fino a poco tempo fa bastava la lingua madre per vivere e viaggiare nel mondo, ora la ruota degli equilibri geopolitici è girata. E si devono mettere sotto, con i libri, per imparare altre lingue. Sì, ma quali?

Secondo il sito Travel & Leisure, il giovine britannico, per ottenere benefici dala vita, dovrà conoscere almeno altre tre lingue. Lo stesso, si può immaginare, vale anche per il piccolo italiano – il quale però dovrà sobbarcarsi in più anche lo studio dell’inglese. Secondo il Centre for Economics and Business Research and Opinion, in collaborazione con l’aeroporto di Heathrow, le più indicate sarebbero francese, tedesco e mandarino. Stupisce l’assenza dello spagnolo, ma si sa che tutti gli imperi, prima o poi, sono destinati a tramontare.

Per i ricercatori, “imparare delle lingue è benefico”, soprattutto per “lo sviluppo dei bambini: è un vero investimento nel futuro”. Chi conosce diversi linguaggi diventa più consapevole dell’esistenza di culture diverse, del fatto che esistano altre persone “e altri punti di vista”. Sono tutte conoscenze che, dicono, porteranno grandi vantaggi “per i prossimi dieci anni”. Ma allora una domanda sorge spontanea: sicuri che proprio queste lingue siano un buon investimento, dal momento che i bambini di oggi – se va bene – cominceranno a lavorare e/o monetizzare molto più tardi rispetto ai dieci anni individuati, cioè in un quadro geopolitico modificato e imprevedibile?

Chi può dirlo. In ogni caso non si spiega nemmeno perché siano da preferire queste lingue e non altre. Perché non il persiano? E l’arabo? E il russo? Si può ipotizzare che il mandarino sia importante perché la Cina, come è noto, è ormai la prima potenza economica mondiale. Conoscere la lingua aiuterebbe a inserirsi in quel mercato, curando i rapporti con quel mondo, inventando business e stabilendo alleanze in loco. Anche se – andrebbe sottolineato – si fa da già da secoli e, nella storia, pochi hanno sentito la necessità di uno studio così accurato. Anche per questo si fa prima ad aspettare che siano loro a imparare l’inglese (più facile).

Il tedesco sarebbe da scegliere per la stessa ragione, ma localizzata sull’Europa: grande economia, centro di influenza ed emanazione culturale del continente. Conoscere la lingua sarà senza dubbio utile per chi vorrà trasferirsi e lavorare nel Paese. Per il resto, loro l’inglese lo parlano già, tutti e bene.

Infine, il francese: una presenza incomprensibile, a meno che non si pensi a possibili migrazioni di massa dalla Gran Bretagna come effetto Brexit. Arrivare, da Calais in giù, in cerca di lavoro fino a Parigi non è facile, in particolare se non si conosce almeno un poco l’idioma di Racine. Del resto loro, i francesi, l’inglese non lo parlano. Né ora né – c’è da credere – mai.

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