Il significato nascosto dell’arazzo di Bayeu: la sfida di Macron all’Inghilterra

Il ricamo del XII secolo racconta, in modo neutro, l’invasione e la conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni. Un’epoca fa, ma il ricordo di quella sconfitta non è ancora scomparso dalla memoria collettiva inglese

È passato tanto tempo ma, a quanto pare, brucia ancora. La battaglia di Hastings è ancora un’onta nella coscienza collettiva anglosassone, una sconfitta decisiva, un disastro: tanto più grave perché, ancora oggi, se ne sentono le conseguenze. Non lo dice LinkPop, bensì questo articolo del 2012 del Telegraph, secondo cui “In tutto ciò che diciamo noi inglesi c’è un’eco del 1066”. Una memoria linguistica, certo ma insieme culturale, identitaria, che arriva a sfociare in un dato di fatto: sono mille anni che gli inglesi fanno la guerra con i francesi e ogni volta è un tentativo di rivincita di quel lontano 14 ottobre.

Questo è un monito importante, soprattutto per quanti pensano che possano bastare 15 anni per cancellare un passato secolare e unire Paesi che, fino alla metà del XX secolo, si sparavano e si odiavano. Non è così semplice, e il presidente francese Emmanuel Macron lo sa bene. Non per nulla ha deciso, come gesto distensivo, di offrire in prestito agli inglesi in fuga con la Brexit, l’Arazzo di Bayeu, un antico ricamo (no, non è davvero un arazzo) del XI secolo, lungo poco più di 68 metri, che racconta gli episodi della conquista normanna dell’Inghilterra. Provocazione? Non proprio.

Gli intenti dell’arazzo, secondo alcuni studi, non consisterebbero nella semplice celebrazione della vittoria di Guglielmo, che battaglia dopo battaglia, aiutato dai presagi positivi della cometa di Halley, arriva ad appropriarsi dell’isola. Bensì il contrario: adottando un punto di vista neutro, distaccato, cerca di promuovere la pacifica convivenza dei popoli, angli e normanni, dopo il lungo periodo di scontri. Nel ricamo si decantano i meriti militari degli uni e degli altri e si cerca di non ferire troppo l’orgoglio di una popolazione sconfitta e sottomessa.

Questa animazione permette di comprendere al meglio il senso dell’opera, oltre ad aiutare ad apprezzarne la fattura:

Insomma, nell’offerta della Francia c’è un messaggio in codice molto chiaro: ci vuole un periodo di pace dopo la battaglia. Accordi e benevolenza dopo lo strappo della Brexit. Ma, sia chiaro: alle condizioni di Parigi. È normale che, di fronte a questa condizione, il ministro degli esteri Boris Johnson forse confuso, forse in difficoltà, abbia deciso di puntare – col tipico umorismo inglese – invocando un ponte tra Francia e Inghilterra. A provocazione, insomma, provocazione e mezza.

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